Avere 15 anni

<…perché non vai con Stefano negli Scout?…>  così si presentò la domanda di mia madre in quella ordinaria giornata mentre ero intento negli studi.

<non ci penso neanche!> questa fu la mia risposta, al solo pensiero di dover sorbirmi quell’ambiente intriso di religiosità e quant’altro mi si accapponava la pelle.

D’altro canto avevo sempre riflettuto sul perché Stefano, mio grande amico sin dall’infanzia, aveva intrapreso e continuato la sua frequenza nel gruppo degli scout della parrocchia, lui che aveva sempre detestato le regole e amava la libertà in ogni sua forma….

Da lì a qualche giorno Stefano passò a trovarmi a casa.

<ciao! entra>, lo accolsi, <come ti và?>, <erano un po’ di giorni che non ti vedevo Vale, mi trovavo a passare e mi son fermato…>, <hai ragione Stè, ma quella di mate ci ha riempiti di esercizi da fare, se continuo così mi cresceranno le ragnatele fin sotto le ascelle…> <a dire il vero Vale son passato anche per un altro motivo…> <spara Stè> <mi ha detto mia madre che ha parlato con tua mamma e le ha detto che verrai negli Scout anche te… ti prego dimmi che è vero!>

Mi ritrovai di un imbarazzo sconcertante, questa volta mia madre l’aveva combinata davvero grande, e in un nanosecondo avrei dovuto dare una risposta al mio migliore amico…

<beh… si, diciamo che stavo valutando l’ipotesi Stè, però ci sono degli aspetti che non mi convincono…> <tipo?> mi disse subito… <tipo andare sempre a fare i gruppi preghiera e cose così….> <ma và!> mi rispose prontamente, <guarda che puoi gestire la cosa come meglio credi, anche io spesso le salto, però ti assicuro che c’è da divertirsi Vale, soprattutto quando andiamo a fare i campi estivi, te mi conosci, sai che se non trovassi il lato interessante nel fare una cosa, sarei il primo a non farla! Eheh…> <beh… se mi assicuri che è così…> <parola di scout!> ribattè facendosi una bella risata.

Il Giovedì seguente la madre di Stefano e lui stesso, passarono a prendermi, quella sera avrei avuto il mio primo incontro nel gruppo degli scout…

Passarono sei mesi, al contrario di come pensavo l’ambiente non era affatto bigotto, si rideva e si scherzava continuamente, si organizzavano decine di attività, giochi e si programmava il prossimo campo estivo, che si sarebbe tenuto in una località di montagna nel trentino…

Arrivò il fatidico giorno della partenza per il campo, divìse, zainoni in spalla e tanta eccitazione per quella nuova esperienza…

Arrivammo al campo che era già pomeriggio inoltrato. occorreva ancora montare la tenda, preparare cena e sistemare i bagagli, l’indomani mattina ci si doveva alzare presto per fare la prima escursione, così di buona lena iniziammo a montare l’abitazione provvisoria che ci avrebbe accolto per circa una settimana.

Durante il montaggio ci divertimmo come dei matti, in alcuni momenti sembravamo due emeriti imbranati con tanto di punto interrogativo sulla testa, ma con tanta pazienza riuscimmo nell’intento, sistemammo gli zaini all’interno e iniziammo ad accendere il fuoco per la cena…  Il bello era che in determinate attività ogni coppia o trio facenti parte della tenda doveva arrangiarsi in modo autonomo, come il prepararsi da mangiare o lavarsi gli indumenti. In questo modo avrei potuto godermi meglio quel tempo in compagnia di Stefano.

Arrivò la sera, cenammo, ripulimmo tutto e ci buttammo in tenda, sapevamo che la sveglia al mattino sarebbe avvenuta molto presto, e quindi decidemmo di ritirarci.

Era estate e faceva un gran caldo.  Stefano allora mi guardò e mi propose qualcosa che mi stupì ma che allo stesso tempo mi elettrizzò al sol pensiero.

<Ma fa veramente caldo qui! Senti, tanto siamo soli, ti dispiace se mi metto in libertà?>. Mi lascì sbalordito. <N-no, figurati! fai pure!> risposi per non sembrare lo sfigato della situazione. Udito il mio assenso, si sfilò la maglietta e pantaloni della tuta e restò in mutande. <E tu? Non hai caldo? minchia, io sto morendo!> disse. Rimasi muto ad osservarlo, non sapendo cosa rispondere. Ero pietrificato dalla situazione. Stefano capì la mia incertezza e rincarò la dose. <Mica ti vergognerai! Tanto siamo tra maschi!> <No.Figurati!> Dissi e comincia ad abbassarmi i pantaloni. Quando, ormai anche io ero in mutande, rialzai lo sguardo verso il mio amico, mi accorsi che Stefano non si era fermato alle mutande, ma si era messo in totale libertà, rimanendo completamente nudo.

Ero a bocca aperta. Stefano mi guardò e notò la mia faccia sbalordita. <bhe?? che c’è? Non hai mai visto un uomo nudo??> mi domandò divertito. <v-veramente mai…> <bhe, dai… è normale qui agli scout dormire nudi in tenda… e poi… siamo amici… e qui fa un gran caldo… si dorme molto più fresco così!> continuò la spiegazione.

La situazione si fece molto imbarazzante e io non sapevo più cosa dire e divenni tutto rosso come un peperone. Fù lui che ancora una volta si dimostrò più audace. <Scusa… levati tutto, non vedi che siamo solo noi due?> disse sicuro di se. Notando che la mia incertezza faticava ad andar via, decise di insistere ancora, provocatorio. <Cos’é?! hai paura di farti vedere il pisello?!>

Ormai non avevo più scelte. Continuando così avrei fatto la figura del cretino. Tanto valeva assecondarlo.Feci un sospiro. <va beh… tanto ormai…> mi  afferrai l’elastico delle mutande e me le levai. Ora eravamo entrambi nudi come le nostre madri ci avevano fatto.

Mi fermai un attimo ad ammirare il suo corpo. Braccia e spalle tipiche del nuotatore,  linee del suo viso che già iniziavano ad assumere dei tratti da adulto, petto completamente glabro e con dei capezzoli perfetti. Il suo bel pisello a riposo, di normale lunghezza e sormontato da un cespuglietto di peli pubici, che nonostante l’età era rigoglioso.

<ora possiamo dormire!> affermò, a quel punto, tutto contento Stefano, che intanto si stava sistemando per coricarsi. Avremmo dormito nei sacchi a pelo. Io e Stefano ne avevamo uno identico, mia madre lo comprò nello stesso store dove lo comprò la mamma di Stefano sotto suo consiglio. Una volta che entrambi eravamo sistemati dentro il sacco a pelo, ci dammo la buonanotte e calò il silenzio. Mi girai dandogli la schiena. Sebbene stessi cercando di mostrare indifferenza per quella situazione, la faccenda incominciava ad eccitarmi: io e lui nudi nella tenda.

Era inutile, non riuscii a dormire quella notte. Mi giravo e rigiravo nel sacco a pelo senza riuscire mai a prender sonno. Cosa mi stava succedendo? In passato non era mai accaduta una cosa del genere. Ero un ragazzo di quindici anni, al campo scout con i miei amici e adesso, nella tenda che dividevo con il mio amico Stefano, non riuscivo a dormire.

La tenda poteva ospitare quattro persone, però avevamo sistemato i materassini di traverso per stare più comodi, dunque eravamo molto vicini e quella vicinanza mi turbava. Quelle pareti di tela racchiudevano i nostri odori. In quella notte insonne con gli occhi spalancati li captavo tutti, ma, per uno strano caso, sentivo più distintamente quelli di Stefano. Il bagnoschiuma usato per fare la doccia, il profumo naturale della sua pelle e quello della sua nudità visto che sotto il sacco a pelo per metà aperto non portava niente.

La notte procedeva ed io continuavo a non dormire, girai lo sguardo verso Stefano che con il suo caldo e ritmico respiro continuava il suo beato dormire. Conoscevo Stefano da una vita, da quando a tre anni entrambe le nostre mamme ci iscrissero a scuola e noi finimmo nella stessa sezione e da allora eravamo inseparabili. Avevamo scelto pure la stessa scuola superiore per rimanere insieme.

In quella lunghissima notte il mio migliore amico non mi faceva dormire. Cos’era? Turbamento? Paura? Ma di cosa? Niente, non riuscivo a trovare risposte o forse non volevo averle? Ogni tipo di domanda affollava la mia mente e tutti quei quesiti contribuirono ad allontanare da me il sonno.

Stefano, ad un cero punto, si girò nel sonno, rivelando a miei occhi, che si giravano sempre verso la sua direzione, il suo corpo ancora più scoperto. Riuscivo a vedere il cespuglietto del pube.

L’avevo visto nudo, per poco, poche ore prima quando ci eravamo messi a letto e forse quella visione aveva fatto sì che non dormissi. Forse non riuscivo a dormire perché avevo visto nudo un mio amico. E in quegl’istanti stava ricapitando ancora, nonostante fosse in gran parte velata. Continuavo a guardare Stefano. Perché?

Mi ritrovavo lì disteso e non dormivo per poter guardare il mio amico che mi stava accanto. Il mio corpo venne attraversato da una sorta di brivido che mi fece inarcare la schiena e fare dei piccoli movimenti come se cercassi una posizione più comoda. Il mio sudore iniziò ad uscire copioso, ma non per il caldo. Cosa stava succedendo?

Le mie mani non riuscivano a trovare una posizione ed erano vogliose di un contatto. pensai che il contatto riguardava me ed il mio corpo, ma mi sbagliavo. Una volta messe tra le mie gambe rimannero come insoddisfatte. Ero in balia a dei contorcimenti che scuotevano il mio corpo così tanto che feci muovere tutto il materassino così che Stefano si svegliò e mi vide con gli occhi puntati sui suoi.

Stefano, nonostante il sonno, vide che non ero in me, capì dal mio viso che c’era qualcosa che non andava <Che c’è, ti senti male?> mi chiese preoccupato. <No, tutto a posto, solo che non riesco a dormire, poi tutto questo caldo…>  <Sicuro?>  rispose <Dai… prova a chiudere gli occhi e cerca di rilassarti> nel dire questo passò un braccio sul mio corpo ed involontariamente toccò il mio pacco .

<Ecco perché non dormi!> disse lui con fare ironico. Ero entrato nel panico sentivo il mio corpo avvampare, ma non tanto per l’imbarazzo, ma perché il suo tocco era stata una frustata e il mio pene iniziò ad emettere una quantità enorme di umori. Cercai di sottrarmi al suo braccio e risposi che le ragazze che c’erano al campo mi avevano colpito in modo particolare. Marco corrugò la fronte <Quali ragazze? Ma se sono una più cessa dell’altra! Sicuro di star bene?>

Detto questo mi abbracciò ed io mi sciolsi a quell’abbraccio e senza volerlo esalai un gemito. <Ma cosa … > Stefano si sollevò su un gomito e mi guardò per quanto possibile, poi mi mise una mano tra le gambe toccandomi e sentendo l’umidore che eruttavo dal mio pene. <Ma allora tu … ero io che … > disse sorridendo.

Credevo fosse una risata di disprezzo, invece con fare fulmineo aprì il mio ed il suo sacco a pelo e con la bocca si avventò sulla mia. Il mio migliore amico mi stava baciando a labbra aperte facendomi sentire il sapore della sua lingua, ed io rispondevo con una passione tale che non sapevo potesse albergare nel mio corpo. Quel bacio allargò i miei orizzonti. Un attimo di respiro <Anche io non riuscivo a dormire pensando a te>  disse Stefano.

Cominciò a succhiarmi il collo e scese verso i miei capezzoli, accarezzandoli e mordendoli con fare gentile. Spostai la sua bocca quando ormai iniziavano a farmi male da quanto erano diventati duri.

Stefano, a quel punto, scendendo dolcemente verso il mio cespuglietto inguinale, mi fece emettere un piccolo urlo, senza pensare minimamente a chi potesse sentire, ma niente poteva eguagliare il piacere che provai quando la sua bocca toccò il mio uccello.  Mi tappai la bocca con entrambi la mani sapendo che altrimenti il mio grido avrebbe sicuramente svegliato tutti.

Era incredibile! Mi stavano facendo un pompino! stavo ricevendo il primo pompino della mia vita e mi piaceva tanto, forse dovuto al fatto che a farmelo era il mio amico Stefano, anche se, molto probabilmente, con lui la parola “amico” non valeva più.

Ero disteso a pancia in su a gambe larghe completamente nudo con un mio amico che aveva il mio pene in bocca, anche lui nudo. Io con una mano nella bocca e l’altra che vagava nel corpo di Stefano, toccando tutto quello a cui arrivava. Stavo toccando il ragazzo che mi stava pompando con una bramosia ed un desiderio sconosciuto, ma famelico. Il suo corpo era qualcosa che desideravo addosso, in contatto carnale con il mio. Credevo di non sopravvivere se non lo toccavo. Stefano era instancabile ed io non capivo come stavo riuscendo a non venire, visto le potenti ondate di piacere che scuotevano tutto il mio corpo.

La sua bocca era sublime, l’umido della sua saliva che sentivo colare anche nelle mie gambe mi deliziava. Nonostante era tutta un’atmosfera di sesso, c’era una nota di romanticismo che non rovinava il momento, ma lo migliorava.

Ad un tratto, Stefano smise di pomparmi ed io subito avvertii la mancanza della sua bocca e della sua lingua. Si alzò e facendo dei piccoli balzi in avanti portò alla mia bocca aperta il suo uccello che inglobai come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Stavo facendo un pompino al mio amico e dovevo essere anche bravo visto i respiri rotti che lui emise, il più soffocati possibili. I movimenti di Stefano erano incontrollabili, navigava nella mia bocca facendomelo ingoiare tutto. Era abbastanza lungo da arrivarmi in gola. Non sapevo bene come fare, ma la mia lingua e le mie labbra si muovevano autonome e mi venne naturale aspirare e solleticare la punta.

Stefano ormai era arrivato al punto di non ritorno. Sentii il suo uccello gonfiarsi, farsi più caldo e poi avvenne l’esplosione. La mia bocca già piena del cazzo del mio migliore amico, si riempì ancora di più del suo sperma che riuscii ad ingoiare in parte.

Bevvi lo sperma di Stefano.Sapevo che questa cosa la facevano le donna e avevo sempre trovato disgustosa. Stefano, a quel pinto, si alzò sedendosi sul mio petto e reggendosi sulle sue gambe. Mi guardò con il viso trasformato dal piacere e dalle grida che aveva dovuto trattenere ma con gli angoli della bocca incurvati in un sorriso. Portò una mano all’indietro per toccarmi tra le gambe e sentì che, nonostante la mi eccitazione, non ero ancora venuto.

Si allungò verso il suo zaino per prendere la crema solare. Con movimenti che non vedevo bene la adoperò per spalmarsela. Solo quando la sperse anche sul mi uccello capii le sue intenzioni e che se l’era spalmata anche nel suo buchino. Il massaggio con la crema fu lungo ed accurato ed io mi sforzai di non venire.

Con un balzo indietro cercò di impalarsi con me che me lo tenevo dritto e lui che se lo puntava nel buchino. Ci volle un po’ di tempo con lui che con un movimento brusco e doloroso per entrambi all’improvviso perse la sua verginità anale portandosi via anche la mia non essendo mai stato con nessuna e … nessuno.

Stavo perdendo la mia verginità con uomo e per giunta il mio migliore amico. Era questa la cosa che mi sembrava più incredibile. La persona che mi stava sopra, che mi guardava negli occhi e che stava fermo per calmare il dolore e abituarsi a quell’intrusione, era il mio amico da più di undici anni. Vidi che Stefano aveva delle lacrime agli occhi. Il dolore doveva essere stato forte. Anche io digrignavo un po’ i denti. Avevamo varcato quella soglia da inesperti e trasportati da troppa passione. Nonostante ciò, iniziammo a muoverci in quella danza antica, prima molto lentamente con sospetto, con accortezza poi il dolore diventò lieve fastidio, poi iniziammo a prenderci gusto ed infine divenne autentico piacere e il nostro movimento fu più fluido e veloce.

Non durai molto. Ero troppo su di giri. Esplosi nel suo corpo e subito dopo lo scostai. Volevo che non soffrisse di più nonostante alla fine i suoi gemiti erano di piacere. Si rimise nel suo sacco a pelo <E’ stato bello, molto bello > mi disse guardandomi. Poi si girò e dopo poco si addormentò. Io non riuscii a prender sonno. Quella notte non chiusi gli occhi nemmono un secondo. Prima per un turbamento, ancora inspiegabile. Dopo per molte domande che mi vennero in mente e come le prime senza risposta, tra cui ce n’era una troneggiava su tutte: Avevo fatto sesso con un ragazzo mio amico….ero gay?!?!?!?

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Racconti in pillole – in spiaggia con mio fratello

Sono uno studente fuori sede ed ero tornato a casa dall’università per la prima volta dopo un anno di studio. Non vedevo il mio fratellino da quando ero partito. Dopo qualche giorno dal mio ritorno, decidemmo di andare in spiaggia insieme, così da poter passare un po di tempo insieme. Solo tra noi fratelli.
Appena arrivati in spiaggia, mio fratello si tolse subito la maglietta. La vista del suo petto nudo mi stuzzicò. Tolsi anche io la maglietta. Non ero in forma come lui, ma il mio corpo non aveva nulla da invidiare. Mio fratello si spogliò fino a rimanere con il costume da bagno. Così feci anche io e insieme corremmo verso il mare.
 

Dopo circa 3 ore di bagni e divertimento, decidemmo che era giunto il momento di ritornarcene a casa. Mentre stavamo per ritornare, mi venne improvvisamente un’idea su come potessi vederlo nudo. 

«Fermo!» dissi. «Non vorrai mica entrare nella mia macchina con quel costume sporco e bagnato!. Cambiati!». Lui mi guardò, sorpreso. «Ma qui non ci sono spogliatoi, e i nostri asciugamani sono troppo corti per coprirmi!». «e allora? Hai paura che il tuo pisellino non sia all’altezza?» Risposi rapidamente. Mi sorrise. Sapevo che non poteva resistere alla concorrenza. 

«se è così… okey! va Bene… Non voglio farti imbarazzare, ma tu me l’hai chiesto» disse mentre strinse il suo costume per abbassarselo. Mi bastò vedere la dimensione del suo pisello per rimanere di stucco. Devo dire che era cresciuto parecchio in quest’anno il mio fratellino. Lo fissai per quello che sembravano ore. «Me lo stai fissando?» disse mentre scuoteva le dita per farmi uscire dalla mia trance. «È solo che ce l’hai molto più grande di me. È sconvolgente!» Poi si accorse della mia erezione. «lo vedo che ti faccio effetto!» disse e rise. Si diede qualche colpetto all’uccello per farselo indurire. Non riuscivo più a parlare. 

Mi misi in ginocchio e glielo presi in bocca. Mio fratello quasi immediatamente, colto di sorpresa, si tirò indietro. «Che cazzo stai facendo?» Chiese. «shhhh…. lasciami fare… Ti farò godere quanto non hai mai fatto in vita tua» risposi. Ripresi subito il suo pisello in bocca. Era ancora riluttante, ma  godeva. «Ci sono persone in giro…. potrebbero vederci!!» disse preoccupato. «non me ne frega un cazzo!» risposi. Dopo un po ‘, smise di protestare e si lasciò andare. Dopo poco venne in una quantità impressionante!

Da allora, ogni volta che sono tornato a casa dall’università,andavamo in spiaggia a ripetere quell’esperienza. Quel pomeriggio in spiaggia ci ha uniti più di prima. Ti voglio bene fratellino!
magicalgaylove:
“ love is wonderful!
”

Racconti in pillole – in spiaggia con il mio migliore amico

«Cavolo, Edo! Hai il petto di un bambino. Non hai un solo pelo!» Mi disse Fabrizio, il mio migliore amico di sempre, mentre stavamo prendendo il sole in una spiaggia quasi deserta. «Tranquillo! sono tutti sopra il mio cazzo. Dove le donne li amano di più!» risposi. «Si, certo…come no!»  «Guarda! te lo dimostro subito…» risposi abbasando leggermente pantaloncini del costume.  «Okay, ce l’hai peloso… Ma scommetto che ce l’hai piccolo. Di sicuro io ce l’ho più grosso del tuo» disse continuando a provocarmi.  «Si, come no… Facciamo così… scommettiamo! se ce l’hai più piccolo del mio me lo devi succhiare!» risposi sicuro di me. «Affare fatto!» accettò la sfida. Calammo insieme i pantaloni completamente. «Visto? ce l’ho più grosso io!» gli dissi esultando davanti all’evidenza. «Beh, si! Hai il cazzo più grande. Ma sei consapevole che la gente qui in spiaggia ci ha visto tirare fuori gli uccelli?» mi rispose divertito. «Non mi importa. Voglio che vedano anche un giovane ragazzo che succhia il pisello al suo migliore amico!»

Diversamente uguali – 28

«Oggi, 26 giugno, avanti a me, ufficiale dello stato civile del Comune di Milano, sono personalmente comparsi  i signori Marco Boscolo e Stefano Romagnoli , i quali – alla presenza dei due testimoni Anna Martini e Paola Di Gennaro- mi dichiarano quanto segue:
di avere formulato a questo ufficio la richiesta di rendere la dichiarazione costitutiva dell’unione civile tra persone dello stesso sesso;
di confermare di non essere in alcuna delle condizioni di cui all’articolo 1, comma 4, della legge 20 maggio 2016 n, 76;
di essere consapevoli dei diritti, dei doveri e degli obblighi che derivano dalla costituzione dell’unione civile, ai sensi dei commi 11 e 12 dell’articolo 1 della legge n. 76/2016, di cui ho letto il contenuto;
di costituire, mediante la presente dichiarazione, l’unione civile tra di loro.
Il presente verbale, al quale allego il verbale della richiesta, viene letto ai dichiaranti i quali, insieme con me ed i testimoni, lo sottoscrivono».

I due ragazzi erano visibilmente emozionati. Vestiti uguali, con un elegante vestito nero e la camicia bianca, papillon nero e cappello a cilindro a simboleggiare l’estrema importanza del momento. Pure il consigliere comunale chiamato a condurre il rito, con tanto di fascia tricolore, sembrava emozionato per ciò che stava accadendo in quella sala ornata a festa. I due giovani ragazzi avevano gli occhi lucidi e si tennero la mano durante tutta la cerimonia.

«Marco Boscolo, vuoi tu unirti civilmente con il qui presente Stefano Romagnoli?» «Si»

«Stefano Romagnoli, vuoi tu unirti civilmente con il qui presente Marco Boscolo?» «Si»

«I testimoni hanno sentito?» «Si… Si…»

«bene… in nome della legge vi dichiaro uniti civilmente!». Partì un sonoro applauso che accompagno un emozionato ed emozionante bacio tra i due giovani innamorati. Seguì lo scambio degli anelli tra le lacrime di Marco e Stefano che non riuscirono più a tenere l’emozione.

Stefano, ad un certo punto ed inaspettatamente, chiese al consigliere comunale se poteva prendere la parola. Prese dal taschino un fogliettino e, tremante, prese la mano del suo compagno e incominciò a leggere.

«Amore mio. Mi sento fortunato. Si, fortunato nell’averti conosciuto e nell’aver potuto crescere insieme a te. Sembra passata un’eternità da quando alle elementari vedevo un bambino della classe affianco, carino ma timidissimo, passarmi davanti nei corridoi e negli intervalli. Ricordo che provavo una grande voglia di creare con te un’amicizia. E ci riuscii. Complici anche i nostri giochi del computer, ci siamo avvicinati e non ci siamo più allontanati. Ho avuto la fortuna di passare con te il terribile periodo dell’adolescenza. La vita di un adolescente omosessuale, infatti, non è facile. Non è facile perché vorresti sia facile. Vorresti poter essere te stesso, vorresti parlare liberamente anche con semplici conoscenti del proprio ragazzo, senza che sia il caso che dica ‘ah comunque sono gay’, bisogna far attenzione ad ogni singola parola che esce dalla bocca perché un semplice ‘guarda che gnocco quello’ potrebbe costarti la reputazione a scuola. Devi far attenzione quando ne parli ad un amico che sa di te e all’improvviso si avvivina chi non sa quindi sei costretto a cambiare discorso o ad abbassare il tono di voce.
Vorresti pubblicare sui social foto col proprio ragazzo tranquillamente, come le normali coppie etero e invece sei costretto a ‘nasconderti’ e a ‘essere te stesso’ solo su qualche social network segreto.
Vorresti tanto poter camminare mano nella mano con il tuo ragazzo nel tuo paese di merda, ma appunto è di merda.
Vorresti tanto avere il coraggio di uscir allo scoperto per evitare tutto ciò e avere ciò che si desidera ma la società non te lo permette.
La società ci fa confondere, ci fa credere che il giusto orientamento sia solo quello etero, la tipica famiglia composta da Mamma e papà. Noi due, grazie a dio, abbiamo trovato il coraggio di accettarci, di rivelarci e di scoprirci e di innamorarci.

Io non mi vergogno affatto della mia bisessualità. Ho sempre saputo di essere nato diverso, se cosi volete definirmi, ma questa resta comunque una  convinzione della società malata nel non vedere che anche due individui dello stesso sesso, dello stesso membro possono amarsi. Perché dovrei vergognarmi di essere ciò che sono? Perché dovrei sentirmi estraneo a tutto il resto? No, non mi vergogno affatto di essere bisessuale, non mi vergogno nemmeno di saper provare sentimenti e non mi vergogno di AMARE TE.

Oggi, finalmente, coroniamo il nostro sogno di essere riconosciuti ufficialmente anche dallo stato. Sappiamo tuttavia che il nostro percorso di vita è soltanto all’inizio. Ancora molto dovremo affrontare ma mi rassicura il fatto di poterlo affrontare affianco a te. TI AMO VITA MIA!».

Le lacrime di Marco ormai scendevano libere nel suo viso. Un grande applauso contornò quello stupendo momento romantico. Stefano, con quella sua lettera aveva fatto centro.

Tutti uscirono dalla sala del comune per andare a festeggiare quella nuova unione che era ormai nata e che sugellava un’amore autentico e sincero tra due ragazzi perfettamente normali e uguali a tutti gli altri. Un amore del tutto naturale che durava da una vita e che avrebbe continuato, tra alti e bassi e tra gioie e dolori, ancora per tutto il resto della loro vita.

 

FINE

lookingfortheman: “ I love weddings !!! There is love everywhere and good feelings :) ”

Diversamente uguali – 27

«Buongiorno amore!» Marco salutò Stefano che, appena svegliatosi, era appena uscito dalla camera ancora in mutande e maglietta. «Buongiorno Amo!!» Stefano ricambiò il saluto e se ne andò in bagno. Dopo qualche minuto raggiunse marco in cucina. Era passato ormai quasi un anno dall’incidente stradale di Stefano. Marco, dopo qualche tempo, aveva deciso di dare un’altra possibilità a Stefano e da qualche mese erano tornati pure a vivere insieme. Il loro rapporto sembrava migliorare di giorno in giorno ed entrambi sembravano aver trovato serenità.

«Auguri Amo!» disse Stefano, abbracciandolo da dietro e baciandolo sul collo. Marco sorrise. «Ah te ne sei ricordato!» «come posso dimenticarmi del compleanno del mio amore?» «Grazie!». I due ragazzi si unirono in un dolce bacio.

«aspettami qui! vado a prenderti il tuo regalo!» disse stefano prima di andare nell’altra camera. Tornò in cucina con una grossa busta porta documenti, con un grosso fiocco rosso sopra. «Auguri!» disse consegnandoli la busta. Marco la prese non capendo cosa potesse contenere.  «Grazie ma… cos’è??» «aprilo!». Marco aprì il lembo della busta e ne tirò fuori dei fogli. Lesse.

«Richiesta di costituzione di unione civile. I sottoscritti Stefano Romagnoli e Marco Boscolo richiedono di procedere alla costituzione di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, ai sensi dell’art.1, comma 2 della legge 20 maggio 2016, n. 76… ma… che vuol dire?» chiese Marco, alzando gli occhi dal documento che stava leggendo. «Ci tenevi tanto no?» «si, ma…pensavo che tu non fossi molto convinto…» «Si ma per te è importante… e allora è importante anche per me! …mi sono già informato su tutto. Devi solo firmare questo modulo. Per il resto ci penso io. Vedi? l’ho già compilato con tutti i nostri dati. Basterà che lo portiamo all’ufficio anagrafe e dopo qualche giorno ci chiameranno per concordare la data della cerimonia». A Marco gli si illuminarono gli occhi dalla felicità. «Grazie Amore! E’ il regalo più bello che avresti potuto farmi!» «Ah dimenticavo! leggi la prima riga della seconda pagina!». Marco girò il foglio e continuò a leggere. «Le parti dichiarano di voler assumere il cognome comune “Boscolo”. Inoltre, il sig. Stefano Romagnoli dichiara di voler postporre al proprio cognome il cognome comune. …ma… vuoi prendere il mio cognome?» chiese Marco felicemente confuso. «certo! così sarò, per sempre, solo e soltanto tuo!» rispose Stefano con un dolce sorriso.

A quelle parole Marco non resistette più ed all’improvviso lo baciò saltandogli letteralmente addosso.Stefano schiuse le sue labbra per permettere alle loro lingue di incontrarsi. Con delicatezza i due amanti si spostarono sul divano. Marco interruppe il loro bacio e gettò stefano sul divano ed incominciò a baciarlo dietro il collo. Lentamente scese fino ad arrivare ai capezzoli ed incominciò a leccarli con la lingua voluttuosa. Sotto i suoi colpi esperti diventarono subito duri. Anche i loro piselli diventarono subito come il marmo, premendo dentro le loro mutande. Marco scese ancora più giù e liberò l’uccello del compagno che svettò in tutta la sua lunghezza. Stefano non fece in tempo a dire niente che subito sentì le labbra e la singua del suo ragazzo bagnare il suo glande per poi scendere giù di poco per ingoiare una parte del pisello. Marco non lasciò la presa continuando a lavorare di bocca fino a dove riusciva ad ingoiare. Stefano sentiva il suo uccello pulsare ogni volta che la  lingua di Marco inumidiva o esplorava il perimetro della cappella, e gemeva di piacere tanto che pensava di essere sul punto di venire. La foga che metteva nel leccare e il piacere che mi provocava scatenavano una serie di brividi che Stefano poteva avvertire in ogni centimetro del suo corpo, tant’è che gli prese la testa per i capelli nel tentativo di regolare un po’ di quell’impeto Nel frattempo con un dito Marco iniziò a solleticare il buchetto di Stefano che era quasi arrivato al  momento di massimo godimento. Se lo sentiva. Marco  continuava a pompare finchè il suo ragazzo venne copiosamente, percorso da una serie di scosse di piacere: una sensazione indescrivibile. Marco, a quel punto, lo fece alzare e girare di schiena. Gli divaricò bene le gambe scoprendo il suo bel culo. Comincio a leccare e baciare il suo buchetto voglioso, battendo con la lingua sul buchetto. Stefano era eccitato al massimo ed il suo cazzo tornò presto in tiro. Marco continuò ad accarezzargli le gambe, le palle e il pisello e la cosa rendeva sembrava eccitare parecchio Stefano. Si vedeva dalla sua faccia. Marco, a quel punto, prese da un cassetto della credenza a fianco del divano il lubrificante a base acquosa e se lo corsparse sul pisello. Cominciò ad umidire ed entrare con un dito nel suo buchetto. Fece scorrere il dito su e giù per poi inserire due dita e comincio a stantuffare ruotando le dita nel suo culo. Stefano cominciò a gemere di piacere e rimase nella posizione allargandosi le chiappe con le mani. Marco prese il suo pisello in mano e lo appoggiò al suo buchetto ben lubrificato e cominciò a fare entrare lentamente la cappella, spingendolo e facendolo scivolare tutto dentro. Il buco di Stefano era ormai abituato a quell’ospite dentro di se e lo accolse con piacere e senza particolari ostacoli. Marco cominciò a muoversi su e giù sempre più velocemente. Cominciò a stantuffare sempre più velocemente. Stefano stava per venire un’altra volta quando Marco aumentò il ritmo della scopata. Raggiunsero l’orgasmo in simultanea a urlando tutti e due. Marco si sedette sfinito sul divano e Stefano gli andò davanti, gli alzò la testa e lo baciò.

«Ma guarda come siamo sporchi…non credi che dovremmo fare una doccia?» disse a quel punto Stefano. Marco sorrise «credo proprio di si»

Confessioni – Io, la mia ragazza e il mio migliore amico

Sono Marco, ho 26 anni e da 5 anni sto insieme a Ilenia. Sono molto innamorato di lei, ma ultimamente mi sono accorto che c’è qualcosa che non va. E’ un pò più fredda e distaccata del solito e anche quando facciamo l’amore ho la sensazione che pensi ad altro. Ho notato, in particolare, che ultimamente guardi un pò troppo Thomas, il mio migliore amico. Non so come poter gestire la cosa… sono un pò preoccupato… mi fido molto di Ilenia ed anche di Thomas… ma bho… ho una sensazione strana. Ho una gran paura di perdere entrambi e di star male.


Mi chiamo Thomas, ho 26 anni e sono single da 2 anni ormai. Sono molto legato a Marco, il mio migliore amico e non gli farei mai niente che lo potesse ferire o cose del genere. Ultimamente però ho notato che la sua ragazza Ilaria mi guarda un pò troppo con occhi diversi… Sembra quasi che ogni tanto ci provi… spero di sbagliarmi…forse dovrei parlargliene a Marco… Non so… Anche se… un pò Ilenia mi eccita… l’ho sempre trovata figa ma non ho mai pensato a nulla… è la ragazza del mio migliore amico!! anche se, due botte gliele darei…. Ma che sto dicendo!!! basta… ho deciso… parlerò a Marco!!


Marco e Thomas erano amici dalla nascita. Condividevano tutto, esperienze e non.  Andavano insieme anche in palestra, tre volte alla settimana. Proprio come quel giorno. Anche se stranamente non si erano rivolti la parola per tutto l’allenamento. Alla fine degli esercizi andarono a farsi la doccia insieme negli spogliatoi della palestra. Mentre erano sotto la doccia uno di fianco all’altro, Marco finalmente trovò il coraggio di parare all’amico.
«hey, Thom… » «si?…» «sai…ultimamente con Ilenia non va proprio benissimo» gli disse sottovoce Marco mentre si insaponavano.
«cosa c’è che non va?»
«Bha…non so in realtà…non so spiegarlo… è strana…»
«Strana? in che senso?» «nel senso che ultimamente è strana… pensierosa, un pò distaccata… e ho la sensazione che pensi ad altro anche quando facciamo l’amore…come se fosse rapita da qualcun’altro…»
«pensi che ti stia tradendo? »
«No, non penso! Ilenia non è un tipo da corna… però la conosco bene… penso che abbia qualcun altro nella testa…»
«sospetti di qualcuno?»
«forse….»
«anche io….». I due si guardanoro negli occhi capendosi al volo.
«tranquillo…non ti farei mai una cosa del genere» lo tranquillizzò Thomas.
«penso che nemmeno Ilenia o farebbe… »
«allora puoi stare tranquillo…no??»
«non lo so… è come se ti desiderasse…. meno male che non ha mai visto quest’uccellone qui, altrimenti sarei così cornuto da non passare dalle porte!!» disse Marco in modo scherzoso, per sdrammatizzare, afferrando l’uccello dell’amico che effettivamente era bello grosso. I due erano soliti ridere e scherzare in quel modo. C’era grande complicità tra i due.
«Lasciami!… ». Marco lasciò subito la presa. «che coglione che sei… e comunque per tua fortuna non me l’ha mai visto… mi cadrebbe ai piedi all’istante… o meglio… cadrebbe in ginocchio!» rispose Thomas, illudendo alla posizione più comoda per un pompino.
«che cretino… comunque te l’ho mai detto che fa dei pompini da paura??» «veramente?? wow… guard che se continui così mi fai venir una certa voglia!»
«la stessa che c’ha già lei…»
«gia…»
I due amici si fecero ad un tratto silenziosi per un attimo.
«ed ora che cosa hai in tenzione di fare?» chiese Thomas ancora da sotto l’acqua.
«non ne sono ancora certo, ma forse ho un’idea…» rispose Marco chiudendo il rubinetto della doccia.


 

Mi chiamo Ilenia, ho 26 anni e da 5 sto insieme a Marco. Siamo una coppia ben composta, io bionda e formosa, con un culo alla Jennifer Lopez alto e sodo che è sempre stato il mio punto forte, lui alto e muscoloso grazie alla palestra, con gli occhi e i capelli scuri. Proprio un gran bel ragazzo.

Ultimamente però facevo strani pensieri su Thomas, il miglior amico del mio ragazzo. E’ davvero un figo  pazzesco…Alto, fisico palestrato, biondo, labbra carnose, occhi verdi……io ci ho sempre fantasticato su, anche se non senza un certo senso di colpa. Sono davvero innamorato del mio ragazzo e quindi non lo avrei mai tradito.

Quella sera avevamo organizzato una serata in discoteca,e siccome eravamo sotto Natale, molti dei nostri amici erano via in vacanza. Solo Thomas era rimasto in città.
Ad ogni modo decidemmo di uscire noi tre, tanto lo avevamo fatto tante volte e Thomas non si è mai sentito a disagio. Così dopo una birra al bar sotto casa incominciammo a discutere sul locale dove passare la serata.
Decidemmo per una discoteca poco lontana e partimmo in auto. Mentre guidava, il mio ragazzo iniziò a frugarmi con la mano sotto la gonna…

io ero sorpresa…
insomma Thomas era dietro e poteva vederci! Con mio grande stupore Marco disse a voce alta «Piccola, ma come sei bagnata…viene voglia di asciugartela a forza di leccate… Thomas cosa dici tu? cosa le faresti?» e Thomas rispose «con quelle tette che si ritrova …ci affonderei la faccia io… lo sai che la tua ragazza mi attizza come poche…» io ero incredula e eccitata e senza neanche rendermene conto spinsi la sua mano forte dentro la mia figa bagnata e eccitata, ansimando e emettendo gemiti di godimento.

Thomas da dietro mi spiava e mi sussurrava nell’orecchio  «si…godi, godi vedrai cosa ti combiniamo stasera tesoro» le sue labbra che mi sfioravano l’orecchio e quelle parole mi fecero rabbrividire tutta.
Poi Marco tolse la mano e disse «eccoci arrivati ragazzi» io ancora intontita e sconvolta mi risistemai il tanga fradicio e la gonna, e quando guardai fuori vidi che non eravamo affatto arrivati alla discoteca ma ci ritrovavamo all’entrata di un Motel a 5 stelle. Allora dissi con tono scherzoso in modo da stemperare il mio (certo non il loro) imbarazzo «ah…avevate architettato tutto vigliacchi?» e Marco  «tu non sai da quanto tempo desideravamo organizzare questa serata…». Il mio cervello mi ripeteva “digli di no, è una cosa da non fare” ma la mia voglia era più forte….il cuore mi batteva forte di eccitazione e paura.

Entrammo alla suite del motel che avevano preparato.
Ebbi un brivido quando Thomas chiuse la porta a chiave, mi prese per i polsi e mi spinse contro il muro. Mi guardò con uno sguardo carico di brama e mi baciò il collo con ferocia quasi animale. Marco un pò seccato disse «Oh,ragazzi ma così mi escludete cazzo!» Allora Tommy mi si stacco da dosso « hai ragione scusa…ma io non resisto…guarda comè sexy…dai spogliamola e buttiamola in vasca!». Si stava riferendo alla enorme vasca idromassaggio che si trovava nel centro della stanza, contornata da specchi e candele.

Marco incominciò a slacciarmi la camicetta con calma e sussurandomi  «lo sapevo che ci saresti stata piccola porcella…thomas temeva che ti rifiutassi». Io risposi «dio ,voi stasera mi farete morire» , intanto Tommy si spogliava di fretta,  sfilandosi la maglia mostrò tutta la possenza del suo fisico statuario e abbronzato… non riuscivo a staccarli gli occhi di dosso.

Poi lanciai un occhiata al suo membro che sembrava esplodergli nei pantaloni… mi morsi le labbra vogliosa…era ben dotato…senza dubbio! Marco mi stava sfilando le autoreggenti lentamente, lui era fatto così andava piano per farmi morire di desiderio, mentre Thomas invece era così irruento e impaziente… incominciò a baciarmi il seno mentre il suo amico mi stava ancora spogliando.
Poi Thomas mi prese in braccio come una sposa e mi portò nella vasca . Entrammo in vasca tutti insieme,e mentre Marco mi leccava il collo e la schiena Tommy mi succhiava i capezzoli turgidi e rossi. Iniziai a ansimare perdendo tutte le mie inibizioni. sentii una mano sotto l’acqua che si infilava piano tra le mie cosce, e non capii di chi fosse, ma neanche me ne importò. Sentii le dita aprirmi bene le labbra della mia fighetta e poi due dita che si infilarono piano dentro, poi fino in fondo con un solo colpo facendomi sobbalzare.

«Portatemi sul letto…ho voglia… vi prego» dissi quasi supplicandoli.
Ci avvolgemmo negli accappatoi e ci trasferimmo ancora fradici sull’enorme letto. Mi misero supina e Marco incominciò a leccarmela, mi stuzzicava il clitoride gonfio e voglioso con la punta della lingua facendola andare vorticosamente su e giù. Poi passando la lingua per tutta la fessura e penetrandola… provai un piacere forte. Marco la sa leccare come pochi in circolazione…mi ritrovai di fronte Tommy …(o meglio il suo enorme membro) davanti alla bocca ,ingolosita da quella visuale. Mi misi a leccargli la capella gonfia e sentii Thomas gemere di piacere «aahhh…. si cazzo così…aveva ragione il tuo moroso che sei formidabile…»

non ce la facevo più ero sull’orlo dell’orgasmo quando Marco, che se ne era accorto , smise di colpo e crudelmente il suo lavoro perfetto.

«no no.. torna.. » gridai io, ma capii dopo che Marco voleva guardare…guardare la sua ragazza così buona e santerellina prendersi in bocca il cazzo del suo amico! «Dai fagli vedere di cosa sei capace amore…» io non mi feci certo pregare ,e incitata da queste parole iniziai a leccare lungo tutta l’asta del cazzo di Tommy, succhiandogli poi piano la cappella e poi affondando il suo possente arnese fra le mie labbra fino in gola, poi tornavo a tormentarlo stuzzicandogli il prepuzio con la punta della lingua….sentivo la sua cappella pulsare fra le mie labbra golose.

Per lavorare meglio feci sdraiare Thomas sulla schiena e mentre glielo leccavo ancora e ancora mi misi a 90 dando il culo fradicio di desiderio in faccia al mio ragazzo. mentre Thomas godeva e mi diceva con la voce rauca «si…succhiamelo così …» Marco incominciò a stuzzicarmi il buco del culo con la lingua e con le dita…dio se avevo voglia!! Sentii il suo dito passare sulla vulva in modo da magnarsi bene e poi massaggiarmi piano l’ano, poi sentii la sua cappella premere…mi staccai dal cazzo di Thomas….però, aveva una bella resistenza il ragazzo!

«Guarda Tommy, guarda come si incula una bella figa…!» disse Marco e così dicendo mi entrò piano dentro…poi con un solo colpo entrò tutto e io gridai, di dolore e di piacere contemporaneamente …. Guardai Tommy che mi fissava…i suoi occhi erano eccitati all’inverosimile…
mi fissavano vogliosi e arroganti…..sentii marco che mi sollevava tenendomi per le coscie e si alzava in piedi ,ancora dentro di me, Thomas si avvicinò, sentivo la figa che mi faceva male da quanto avevo voglia e dissi quasi senza rendermene conto «scopami thomas!! mettimelo dentro ti prego ti prego!»  lui non se lo fece ripetere due volte,e infilò con due soli colpi il suo possente cazzo nella mia figa bagnata fradicia…Urlai….Poi sentii che questo aveva eccitato parecchio Marco, dietro di me, che ricominciò a spingere…mi sembrava di spaccarmi a metà, più gridavo più i due spingevano forte…ma poi mi piaque…e ogni spinta era come un’estasi…finchè venni urlando come non ero mai venuta.

Loro vennero quasi nello stesso istante, perchè si vede che le mie grida di godimento erano davvero troppo per la loro resistenza. Ci accasciammo tutti e tre sul letto e ci addormentammo.


Io e Ilenia siamo ancora insieme. Ora non ho più paura di nulla. Spesso ripetiamo quell’incontro a tre. Anzi…si può dire che ormai il nostro è un rapporto a tre. Tant’è che Thomas è venuto a convivere con noi. Non pensate così… Io amo Ilenia e Ilenia ama me. Punto. Thomas di tanto in tanto ha anche qualche altra ragazza. Ma noi tre ci completiamo. Siamo una unica cosa. Tutti e tre abbiamo bisogno degli altri due per star bene. Ed è così. Punto. chissenefrega di quel che pensa la gente.

L’importante è che siamo felici noi…e fidatevi…. siamo molto felici!!

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Diversamente uguali – 26

Dopo qualche giorno di terapia intensiva, Stefano finalmente migliorò visibilmente. Ora era totamente coscente e pian piano stava recuperando. Permisero anche a qualche visitatore di entrare nella sua stanza e stare un po con lui, ma dovevano entrare solo poche persone alla volta e non per molto tempo. Non doveva affaticarsi viste le sue condizioni. Marco però non trovò subito il coraggio di entrare a salutarlo. Rimase tutto il tempo in ospedale per sapere delle sue condizioni e non voleva tornare a casa, ma quella porta non riusciva proprio a varcarla, finchè un giorno un cugino che era appena stato dentro a fargli visita gli fece cambiare idea. «ehi, Marco… non fa che chiedere di te! Vai almeno a salutarlo! so che ci tieni tanto anche tu… almeno un saluto!».

Si decise ed entrò. Da solo. Appena varcata la porta della stanza si accorse che Stefano stava riposando ad occhi chiusi. Aveva enormi fasciature  ovunque ed una grossa benda che gli fasciava la testa. Si avvicinò al letto e gli toccò un braccio. Prontamente Stefano aprì gli occhi e lo guardò. «Marco!» i suoi occhi si illuminarono dalla gioia. «mi hai fatto prendere uno spavento! Ma cosa hai combinato?» chiese Marco rimanendo con un tono molto freddo e distaccato. Stefano non rispose ed abbassò lo sguardo. «e poi… mi vuoi spiegare da quando hai incominciato a bere?? sei stato proprio un coglione…» «…lo so. Quella sera stavo troppo male e ho deciso di sfogarmi bevendo. Lo so che ho fatto una cazzata… ma il fatto è che non ce la faccio più…» «a fare che?» «a stare senza di te!! Mi manchi ogni giorno di più!! non so più come fare…» ed in quel momento a Stefano incomincò a scendergli qualche lacrima sul viso. «vabbè… forse è meglio che esca…» «Aspetta!!». Marco si fermò e si voltò verso di lui. «che c’è?» «volevo dirti che mi ha fatto piacere che sei venuto a trovarmi…» «veramente sono qui dal giorno dell’incidente..». stefano lo guardò con gioia. «veramente? ma allora mi ami ancora?» ma Marco non rispose ed uscì chiudendosi la porta alle proprie spalle.

Quella sera Marco cedette alle pressioni dei parenti di Stefano e ritornò a casa a mangiare, farsi una doccia e a dormire qualche ora. Tornò in ospedale il giorno seguente e ricevette la notizia che Stefano era stava nettamente migliorando e che ora riusciva pure a scendere dal letto e fare qualche passo. Tornò a fargli visita in stanza ma si trattenne per poco, senza dirgli niente di importante.

Era intento a pensare su di Stefano e sulla loro storia quando, ad un tratto, si sentì toccare una spalla. Si voltò. Era Maria, la madre di Stefano. «Hei stefano. Sto andando a prendere un caffè al bar. tu lo vuoi?» «No, grazie Maria… preferisco di no…» rispose cortesemente Marco. La signora fece per andarsene, ma poi ebbe un ripensamento e si rivoltò verso il ragazzo. «sai?  mi dispiace tanto di quello che è successo… ci sono rimasta male anche io» «già…purtroppo è finita così…» «senti Marco,  Io conosco mio figlio. E’ un deficente e ha fatto tantissime stronzate nella sua vita. Forse questa è la più grossa che ha combinato. Ma fidati… ci sta veramente male per quello che è successo… prova a dargli una possibilità!» «non è così semplice…» «so benissimo che non è semplice… ma fallo almeno per te stesso!». Marco la guardò stupito. «per me stesso??» «certo! …ma ti sei visto? sei stato il primo a raggiungere l’ospedale il giorno dell’incidente e sei qui piantato  da giorni e notti senza mai un attimo di pausa… Si vede lontano un miglio che lo ami ancora. Prova a ricordarti per un attimo di quello che hai provato la notte dell’incidente mentre correvi qui… forse così riuscirai a capire cosa devi fare…». Marco la guardò con gli occhi lucidi. «ascolta il tuo cuore e tutto sarà più semplice» concluse la mamma di stefano prima di allontanarsi verso il fondo del corridoio.

Passarono pochi minuti e Marco si decise a rientrare nella staanza di Stefano. Lo trovò seduto al bordo del letto nell’intento di sistemare il suo comodino ricolmo di roba. «ah ciao Marco…» lo salutò vedendolo arrivare. «Si» disse Marco deciso. «si cosa?» chiese Stefano non capendo a cosa si riferisse. «la domanda che mi hai fatto ieri mentre uscivo… bhe, si.. nonostante tutto… ti amo ancora…». Sul viso di Stefano comparì un sorriso. «però.. non è facile… il dolore è troppo forte…». Stefano abbassò la testa «lo so… e mi dispiace» «…devi darmi tempo… devi avere pazienza… ricominciamo da capo… piano piano… un passo alla volta» «va bene…» «per ora basta che tu sappia che ti amo ancora…» «Marco, per me è tantissimo, credimi! e farò di tutto per riconquistarti…te lo prometto!» rispose infine Stefano.

Marco abbassò lo sguardo e fece per andarsene. «Aspetta!». Marco si fermò e si girò verso il ragazzo. «senti… vorrei andare in bagno… devo fare la pipì e sto scoppiando… non è che mi daresti una mano?». «Ma certo!». Stefano, contento della risposta affermativa, alzò un braccio aspettando di essere aiutato ad alzarsi per andare verso il bagno. Marco si avvicinò al letto, ma superò Stefano che rimase confuso. Poi capì. Marco, infatti, aveva appena premuto il pulsante del campanello per chiamare l’assistenza delle infermiere. Un suono fastidioso cominciò ad invadere tutta la stanza e il corridoio fuori. «Mi raccomando… non farti toccare troppo l’uccello dall’infermiera» lo ammonì Marco mentre, di spalle, abbandonava la stanza.

fraternityrow: “ Fraternity Row | Retrospective | October 2013 ”

Diversamente uguali – 25

«Hei, Marco, ho visto Stefano stamattina». Marco si girò verso la madre quasi infatidito. Erano ormai più di quattro mesi che non lo sentiva ne vedeva ed era convinto di stare lentamente superando il dolore e non voleva per nulla al mondo fare qualcosa che potesse ributtarlo nel vortice della malinconia. E parlare di lui era una di quelle cose. «Non me ne frega nulla» «non vuoi nemmeno sapere come stava?» insistette la mamma. «no» rispose secco. «vabbè…comunque per me non sta per niente bene. E’ dimagrito tantissimo e la sua faccia sembrava quella di uno zombi!» «Ma! ti ho detto che non me ne fotte nulla!» rispose marco, alzando la voce, ancora più infastidito. «Va bene, va bene… calmati…non volevo farti innervosire» «ed invece ci sei riuscita benissimo!» concluse Marco prima di tornarsene in camera sua.

Ogni volta che gli ritornava in mente Stefano era uno strazio ma ormai non piangeva più. “Starà veramente così male?”. Ripensò alle parole della madre e per un attimo gli venne un sentimento di colpa. “Vabbè… se l’è pienamente meritato… quello stronzo!”. Si accese la tv con l’intenzione di distogliersi da quei  suoi pensieri ed incominciò a fare zapping tra i diversi canali. Si fermò a guardare passivamente uno dei soliti telefilm polizieschi quando all’improvviso il suono del suò cellulare lo colse di sorpresa quasi spaventandolo. Prese il cellulare e lesse un numero che non aveva registrato. “chi può essere a quest’ora?”. Rispose.

«Pronto?»

«pronto? parlo con la moglie o la fidanzata di Stefano Romagnoli?». Marco, confuso, ricontrollò il numero sul display. Non era possibile. Era quello di Stefano. Se lo ricordava ancora bene nonostante l’avesse cancellato. Ma che strano. Non era la voce di Stefano dall’altra parte del telefono. «… bhe… cioè… No…» farfugliò Marco non capendo bene con chi stesse parlado. «ah, mi scusi… è che ho letto “Amore mio” e ho pensato…vabbè, comunque… lo conosce?» rispose quella voce sconosciuta, rendendosi conto di stare parlando con una voce maschile e non una voce femminile come pensava. Marco si bloccò per un attimo. “Amore mio? Non l’aveva ancora cancellato dopo tutto quel tempo?” penso. «Si… è il mio ex ragazzo… ma con chi sto parlando, scusi?» «Ah, okey, mi scusi…ho capito…comunque, sono il comandante dei carabinieri Pontiloni. Stefano ha avuto un incidente stradale in corso Albertini. Adesso per telefono non posso spiegare nei dettagli la situazione. Abbiamo anche cercato di contattare i genitori del ragazzo ma senza successo. Volevo comunicarvi che lo stiamo portando presso l’ospedale Santa Maria Claretta. Riuscireste ad avvertire i familiari ed a raggiungerci li?». Marco ormai aveva il cuore in gola. «si-si..c-certo! ci penso io…. in che reparto lo state ricoverando?» «benissimo. Al reparto di medicina generale. Terapia intensiva.» «La ringrazio! arriverò il prima possibile!»

Non appena chusa la telefonta, Marco non attese neanche un secondo. saltò giù dal letto, si vestì con la prima cosa trovata e si precipitò fuori di casa senza neanche il tempo di spiegare alla madre cosa fosse successo. Durante il viaggio verso l’ospedale mille cose gli passarono per la testa. Pregava solo che non gli fosse successo nulla di grave. E il sol pensiero di poterlo perdere per sempre lo terrorizzò a tal punto dal piangere. Riuscì a contattare i genitori di Stefano ed arrivò all’ospedale in un lampo. Subito cercò qualche medico che potesse spiegargli come stesse Stefano.

«Guardi… il ragazzo è stazionario ma non possiamo ancora considerarlo fuori dal pericolo di vita…lo stiamo ancora monitorando. Purtoppo ha parecchie ferite su tutto il corpo ed un grave trauma cranico…stiamo facendo tutto il possibile, mi creda» spiegò il dottore che riuscì a trovare. «si, ma cosa gli è successo??» «ha avuto un grave incidente. La sua auto ha sbandato ed è finito contro un albero ad alta velocità. Il tasso alcolico nel sangue è elevatissimo. Sospettiamo che si sia  messo alla guida ubriaco ed abbia in qualche modo perso il controllo dell’auto. Posso dire che è ancora vivo per miracolo»

Marco non ci poteva credere. Stefano non b. E poieveva quasi mai e non era di certo il tipo da fare queste cazzate. Rimase a fissarlo dalla finestrona della stanza per tutto il tempo, senza andarsene mai. Neanche per mangiare. Non si muoveva di li per nulla al mondo. Rimase li a vegliare e non lo abbandonò neanche per un attimo, finchè, finalmente un dottore non arrivò a rassicurare tutti. «Stefano è fuori pericolo e si sta riprendendo». Alla notizia, Marco scoppiò in un pianto liberatorio.

Diversamente uguali – 24

Marco, quella sera stessa, raccolse tutte le sue cose e se ne andò di casa, deciso ad uscire per sempre anche dalla vita di Stefano. La situazione fu per lui straziante. Durnte tutto il tempo non fece altro che piangere a dirotto a causa del tremendo dolore che sentiva dentro di se. Stefano cercò di scusarsi e rimediare, ma inutilmente. Spiegò a Marco che era stato un errore e che aveva ceduto ad una debolezza, e raccontò che era solo una collega, che non provava nulla per lei e che quella loro “storia” durava da poco. Non faceva altro che supplicarlo di non andarsene, che era stato stupido, che lo amava infintamente e che non poteva vivere senza di lui, ma Marco fù intransigente. Prese tutto quel che era suo e se ne andò sbattendo la porta.

Marco tornò a vivere da sua madre e questo gli provocò una ulteriore sensazione di fallimento. Il primo periodo da quella separazione fu per entrambi terribile. Entrambi non mangiavano più e non dormivano più, Stefano riempì Marco di messaggi e telefonte, a cui lui non rispose.

Nei giorni seguenti, Stefano continuò imperterrito a chiamare Marco per cercare di farsi dare un’altra possibilità. Ma nulla. Marco lasciava il telefono squillare a vuoto. Non aveva intenzione di parlargli. Voleva essere lasciato in pace. Tantissimi furono i messaggini arrivati e cancellati l’istante successivo. Stefano, allora, una sera decise di andare fin sotto casa della mamma di Marco per cercare di avere almeno la possibilità di parlargli un’ultima volta. Arrivò e citofonò. «chi è?» chiese una voce femminile. Stefano riconobbe subito la mamma di Marco. «Signora, la prego, ho bisogno di parlare con suo figlio» «Mi dispiace, Stefano, ma non vuole parlarti» «la prego!». Nessuna risposta. Risuonò «Stefano…forse è meglio che passi un po di tempo… passa fra qualche giorno» «No, io ho bisogno di parlarci adesso!».  ancora nessuna risposta. Silenzio. Risuonò una terza volta, in modo più prolungato. «OUH! HAI FINITO!?! VATTENE O CHIAMO I CARABINIERI!» Finalmente la voce di Marco. «Non mi importa nulla! scendi! ho bisogno di parlarti! Giuro che se non scendi rimango attaccato al citofono per tutta la notte!» «va bene… aspettami li… almeno la finisci con questa pagliacciata»

Dopo qualche minuto lo vide scendere dalle scale dell’androne in tuta e con solo un cappotto a ripararlo dal freddo. «che vuoi…» disse marco con tono incazzato e molto freddo. «ti giuro! non mi importa nulla di Giulia!! Le ho parlato e le ho detto che è stato tutto un errore, che per ci sei solo tu e che amo solo te!… io voglio solo te!» disse Stefano singhiozzando, incominciando a piangere. «Senti…. non mi interessa più niente di te! ora voglio solo dimenticarti ed andare avanti. per me puoi tornare da lei..»  «Ma io non la voglio! Io voglio solo te! Cazzo! Io amo solo te! Non voglio nessun altro!» «bhe… ci dovevi pensare prima…» rispose Marco prima di girarsi ed andarsene senza dire più nulla e lasciando Stefano in lacrime. Una volta tornato in casa, Marco prese il suo cellulare, cercò il numero di Stefano e lo cancellò definitivamente. Posò sul comodino il telefono e poi, dopo qualche attimo, non resistette più e si lasciò andare in un pianto disperato che sembrava non aver fine.

Diverso da chi?

Domenica pomeriggio in un parco acquatico. Ero disteso su di una sdraio cercando di godermi il sole quando noto con la coda dell’occhio uno dei ragazzi che si erano sistemati vicino a me, ritornare dalla zona bar e sedersi affianco agli altri. Aveva penso sui 15 anni (come i suoi compagni di divertimento) ed era chiaramente intuibile dal colore della pelle olivastra la sua probabile origine straniera. Forse marocchina, egiziana o tunisina. Urlavano troppo per poter evitare di sentire i loro discorsi (dal chiaro accento bresciano).

«Ma tu non puoi mangiare il gelato! fai il ramadan!!» lo riprese il suo italianissimo amico nonché vicino di sdraio.
«eh vabbeh! lo mangio lo stesso» rispose il ragazzino, incominciando a scartasi il gelato.
«ahahaha! che musulmano del cazzo che sei!!!» commentò allora il suo amico.
«E alura? anche tu vai a catechismo ma ti fai le seghe!» Lo “chiuse” il ragazzino di origine musulmana.

Questa è la dimostrazione che, in fondo, anche se diversi, siamo un pò tutti uguali. Siamo tutti (come piace dire a me) diversamente uguali! ma che poi… diversi da chi???

Razzisti e intolleranti avete già perso!

Viva la diversità! viva il multiculturalismo! …e viva le seghe e il gelato! (soprattutto se “gustati” in compagnia ;P )

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