Racconti in pillole – in camera con mio cugino

Mio cugino era venuto a trovarci per la prima volta dopo tanto tempo. L’ultima volta che ci siamo visti lui avevo 14 anni e io 15. Eravamo piccoli, stavamo scoprendo la nostra sessualità ed alcune volte lo facevamo insieme. Ma ora le cose erano molto cambiate. Ora aveva 25 anni ed era fidanzato con una bella ragazza. Immaginavo che non gliene importasse più niente del pisello. ero felice di poterlo rivedere. Una sera abbiamo deciso di andare a divertirci insieme in un locale. Bevemmo e ci divertimmo molto. Al nostro ritorno a casa. Dormivamo insieme al piano di sopra in una camera con bagno privato. Appena arrivati, andai in bagno, pisciai e mi misi in mutande; per me era normale andare a dormire così la sera. Quando ritornai nella mia stanza, notai subito che anche mio cugino indossava lo stesso mio “pigiama”.  lo vidi  indossarenient’altro che le mutande. Vederlo così mi fece ricordare le nostre esperienze di quando avevamo 14 e 15 anni e immediatamente mi venne duro. Indossare solo le mutande non mi aiutò molto a nascondere la mia erezione. Però non mi preoccupai più di tanto. Io, infatti, non ero l’unico a cui la  nostalgia aveva giocato brutti scherzi. Si avvicinò  e le nostre erezioni si toccarono, proprio come la prima volta che “l’abbiamo fatto”. Allora  non sapevamo cosa stavamo facendo. Ora lo sapevamo benissimo. Mi afferrò il pisello. Ero sorpreso. «Ma… non sei fidanzato?». Sorrise. «E allora? penso sempre a quell che facevamo a 14 anni.» rispose. Arrosii. Poi scese in ginocchio, mi abbassò le mutande e iniziò a succhiare. Proprio come ai vecchi tempi…

circlejerkbros: “Dino and I had a blast from the past and watched an old school porn that we used to watch in high school. Crazy to think that after all this time, we still enjoy a good jerk session. Our relationship has had its ups and down but when...

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Racconti in pillole – in piscina con mio fratello

I miei genitori hanno recentemente installato una piscina nel nostro giardino di casa. Era ora! Era la meta di luglio e ed era un pomeriggio eccezionalmente caldo. Io e mio fratello abbiamo deciso, quindi, di andare a farci un bagno in piscina. Entrambi indossavamo il costume da bagno, tuttavia, nel ne momento in cui ha tolto la camicia, mi sono ricordato perché l’avevo persa così male quando sono andato a studiare all’università in un’atra città. Ho sempre voluto vederlo nudo. Ora aveva 18 anni. Certo, era una cosa abbastanza strana, ma io l’ho sempre amato. Entrambi siamo saliti in piscina. Stavo pensando a un modo per vederlo nudo. Dopo qualche minuto avevo un’idea.
«certo che fa proprio caldo oggi!», dissi. Mio fratello annuì. Improvvisamente decisi di togliermi il costume. «Che cosa stai facendo?» Chiese stupito. «che c’è? fa troppo caldo! …dai… toglitelo anche tu!» Mi guardò sempre più stupito ed esitante. «Dai! Dani! Voglio dire, siamo fratelli. che c’è di male? Mica ti giudicherò il pisello!» Mi guardò ancora riluttante, ma poi si convinse e si tolse il costume anche lui. Sorrisi. «Visto? Non va meglio?» «bhe… si in effetti… » mormorò. Adesso avevo solo bisogno di farlo uscire dalla piscina per vedere bene il suo uccello. Sarà come il mio? oppure è più grande? si rade i peli? Avevo tante domande in testa che avevo voglia di dare risposta. Dopo circa 25 minuti di rilassamento in acqua, gli feci notare che si stava facendo tardi e che dovevamo uscire. Gli dissi di uscire prima. E così fece. Finalmento avevo la possibilità di avere una buona visuale del suo bel culo. Era abbastanza peloso, a dire la verità. Lo seguii con lo sguardo. Uscii anche io dopo di lui ed prendemmo un asciugamano ciascuno. Nessuno dei due si preoccupò di nascondere il proprio pisello. Continuavo a cercare guardare altrove per non dare nell’occhio, ma non potevo fare a meno di fissargli l’uccello. «Vedo che ti radi i peli dell’uccello!» gli dissi facendolo arrossire. Poi guardò i miei. «E vedo invece che tu sei “tutto peli e niente arrosto!”» Rise. Piccolo bastardo impertinente. «Beh, se vuoi te lo mostro quando è completamente duro e poi vediamo se hai il coraggio di ripeterlo!» risposi malizioso e colpito nell’orgoglio. «dai, su! vediamo se hai il coraggio!» mi rispose provocatorio. Mi diedi qualche colpo al pisello per farmelo diventare duro. «e per te quello sarebbe un uccello grosso?» Disseridendo . «Lasciache ti mostri quello un pisello veramente grande!» continuò cercando di provocarsi in breve tempo una erezione. Beh, S​trano ma è vero. Il mio fratellino era veramente cresciuto! in tutti i sensi!

Racconti in pillole – Ritornando da scuola

Finalmente ritornai verso casa. La scuola era finita presto. Arrivai a casa e subito mi diressi versa camera mia. La scena che vidi appena entrato in camera mi colse di sorpresa lasciandomi senza parole. Daniele, il mio fratello maggiore, stava giocando alla play… completamente nudo. «Dani!» dissi. «Ehi Ale! sei già tornato??»  mi chiese mio fratello senza togliere lo sguardo dallo schermo. «che c’è??» mi chiese notando il mio stupore misto ad imbarazzo. «ma….sei… nudo….» risposi biascicando goffamente. «ah si… ho appena finito di fare la doccia…  e siccome ero solo…non doveva tornare nessuno prima di pranzo ho pensato di rimanere così e di mettermi subito a giocare…». Rimasi lì un momento intero a guardare il suo pisello. Una peluria di colore nero faceva da contorno a un pisello che a riposo era di dimensioni discrete, ricoperto dal prepuzio a parte la cima dove si notava la parte superiore della cappella, di un colore rosa invitante. Al di sotto di esso pendevano due belle sacche appena pelose. «Che fai li impalato? entra pure! non mi dirai che sei imbarazzato! siamo fratelli! è una cosa normale vederci nudi» mi disse. «dai… gioca anche tu! il joystick è proprio lì.» «o-ok!» dissi. Ci mettemmo a giocare come se nulla fosse quando ad un tratto fece una pausa al gioco e mi fissò. Molto probabilmente aveva notato che continuavo a fissargli l’uccello in continuazione. «che c’è? Non hai mai visto niente di così grosso?» mi stuzzicò malizioso con mezzo sorrisetto. «Hmm … sembrare grande, ma sono sicuro che io ce l’ho più grande del tuo» confessai spavaldo.  «ah si?? provamelo!». Mi sbottonai subito i jeans e gli misi in mostra il mio uccello. «bhe… effettivamente è bello grosso, ma son sicuro che daa duro è più grosso il mio!» commentò sicuro. Lo guardai sornione. «c’è un solo modo per scoprirlo…». Quella fu la mattina che diede inizio ad una lunga serie di esperienze con il mio dolce fratello maggiore.

Racconti in pillole – dove sono le mie mutande?

«Si. Si. Lo so…» disse mio fratello ridendo. Alzai lo sguardo dal mio libro. Vidi mio fratello …completamente nudo. Era al telefono e stava parlando suo amico. «Si. aspetta un secondo…». Disse al suo amico sul suo telefono. Poi si rivolse a me e mi disse: «Ehi, Andre!  Hai visto per caso dov’è finita la mia roba pulita? sto cercaando le mutande da un ora ma nel cassetto non ci sono!». Era bellissimo. I miei occhi si incollarono sul suo uccello.  Dimensioni abbastanza accettabili, forse sui 9/10 centimetri circa. Poggiava su dei testicoli normali qualche ciuffo di peluria a completare l’opera. feci fatica a distogliere lo sguardo e a rispondergli. «la mamma le ha lavate! le mie le ho già messe a posto… le tue sono ancora sotto in lavanderia!» dissi. «uff… che palle!! Vabbè…prendo in prestito un paio delle tue». Disse, per poi tornare al suo telefono. E mi ha lasciò lì, senza possibilità di controbattere e con una mega erezione nelle mutande.

Racconti in pillole – la doccia di mio fratello

«Hai finito lì dentro??» Chiesi scocciato. Era tardi e Io e mio fratello maggiore dovevamo uscire per una cena di famiglia per festeggiare la sua laurea e il suo ritorno a casa dall’università dopo tanto tempo. Dal momento che in casa avevamo un solo bagno, è andato prima lui a farsi doccia e io ho dovuto aspettare per farmela dopo.

«Sì…Puoi entrare.» rispose dal bagno, Aprii la porta e lo vidi che  ancora si stava asciugando, con il suo pisello all’aria. Imbarazzato, ho cercato di guardare da un’altra parte. «oh! scusa…» Mio fratello rise.

«che c’è??» mi chiese. «bhe… non sapevo che eri nudo…ti ho visto il…»  gli risposi sempre più imbarazzato. «e bhe? che c’è di male?  Sei mio fratello. Non è un problema. Mi hai già visto  nudo tante volte!». Disse lui. «bhe…si ma eravamo bambini», risposi.

Ora, sarei bugiardo se dicessi che mi è piaciuta quella vista. Ho sempre fantasificato su mio fratello. E’ sempre stato un bel ragazzo.  Mi segavo spesso cercando di immaginare come potesse essere il suo pisello.

A causa di quella vista davanti a me il mio pisello ha incominciato a diventare duro. Ho cercato di nasconderlo, invano. Mio fratello lo notò e sorrise. «vedo che ti faccio effetto eh?» Ora il sangue non stava solo correndo verso il mio pisello duro, ma anche verso il mio volto. Mi guardò sorridente. Si avvicinò e afferrò il miopisello mettendomi le mani dentro i pantaloni. Il mio uccello stava diventando sempre più grosso ogni secondo. Non ho resistito. Non potevo. Non riuscivo ancora a capire se fosse un sogno o no. Poi mi sbottonò i miei jeans e mi tirò giù i boxer. Il mio pene era completamente eretto e sbucò fuori fiero sull’attenti.

«Cavolo! E’ enorme! Vedo che non sei più un bambino…sei cresciuto bene! complimenti!» Disse e rise. Ero ancora piuttosto imbarazzato per tutto quando iniziai a notare che era anche lui in semi-erezione. Notò che stavo guardando il suo pisello, gli diede alcuni colpetti per renderlo più duro.

«Beh, vado in camera a segarmi. La doccia è tutta tua». Disse facendo per andarsene, mettendosi in mostra il suo bel sedere. Poi si voltò e mi guardò. «A meno che non desideri che mi unisca a te per aiutarti»

Rimasi scioccato ma, non volendo perdere l’occasione, lo tirai verso di me e mi misi la sua bestia nella mia bocca. Avevo già succhiato un sacco di uccelli nella mia vita, ma non avevu uno prima o mai fatto un pompino a mio fratello.  Continuai a succhiarglielo fino a quando non venne copiosamente.

Siamo usciti di casa più tardi del dovuto e qualcosa mi dice che quando torneremo a casa riprenderemo da dove abbiamo interrotto.

Confessioni – compagni di calcio

Mi chiamo Emiliano, sono un ragazzo romano di 17 anni e gioco a calcio da circa 10 anni. Ho iniziato quando avevo 7 anni nella squadra del mio paese per poi passare a 12 in una squadra un pó più importante non molto lontano, la Vigor. Proprio in questa nuova squadra ho conosciuto Brian. Devo dire che il momento più bello degli allenamenti e delle partite era sicuramente la doccia. Eravamo quasi tutti diciassettenni e la maggior parte di noi era già sviluppata. Quando finivamo gli allenamenti (tre a settimana) andavamo negli spogliatoi. Ci divertivamo molto e scherzavamo. Io guardavo molto i miei compagni. Guardavo i loro corpi giovani e i loro piselli già sviluppati. Ormai li conoscevo, sapevo chi aveva l’uccello più lungo, chi quello più grosso, chi aveva più peli e chi meno. Le docce erano 5 in uno spazio molto piccolo. Aspettavamo spesso il nostro turno in prossimità delle docce e spesso capitava che ci sfregassimo uno contro l’altro. Ovviamente avevo anche il compagno preferito da questo punto di vista. Era come già detto Brian. Era senza dubbio il più bravo a calcio ma anche e soprattutto per me il più bello. Era alto già un metro e ottanta, aveva veramente un bel fisico da atleta, scuro di carnagione, capelli neri, occhi castan e un viso veramente perfetto! Il nostro allenatore spesso lo chiamava per scherzare Cuadrado, data la sua somiglianza al giocatore della Juventus. Effettivamente un pochino ci somigliava. Brian e io eravamo molto amici. Ci conoscevamo da poco più di tre anni, facevamo la doccia insieme quattro volte alla settimana, lo vedevo nudo e l’ho visto praticamente svilupparsi. L’ho visto crescere e soprattutto ho visto svilupparsi il suo uccello. Già quando avevamo quasi 15 anni aveva un pisello più lungo di tutti noi della squadra, poi è cresciuto ancora e adesso ha un bellissimo pisello. Lungo e abbastanza largo, anche le palle sono grosse con uno scroto molto pendente che accompagna il pisello in tutta la sua lunghezza. Anche altri tre miei compagni hanno un uccello abbastanza grosso ma nessuno batte Brian.

Quando facciamo la doccia spesso commentiamo le misure dei nostri piselli. Io ho un pisello non troppo lungo ma abbastanza largo. Dovrei essere il quinto della squadra come misure.
Ci fu però un fatto che cambiò in meglio il mio rapporto con Brian. Una sera verso le nove, finito l’allenamento siamo andati negli spogliatoi. Ci stavamo tutti spogliando per fare la doccia quando il mister chiamò me e Brian. Andammo nell’altro spogliatoio e ci disse che domenica avremmo giocato in prima squadra in eccellenza perché mancavano giovani. Sapevo che non avremmo giocato e che saremmo rimasti soltanto in panchina ma era sempre un’ esperienza importante. Dopo circa venti minuti siamo ritornati nel nostro spogliatoio e notammo che quasi tutti i nostri compagni erano già andati. C’erano ancora solo 3 miei compagni che già stavano andando. Abbiamo salutato e rimanemmo soli.

Mentre ci spogliavamo parlavamo della partita di Domenica. Era la prima volta in eccellenza anche per lui. Una volta entrambi nudi andammo a fare la doccia. Guardai il corpo di Brian attentamente. Era veramente perfetto. Ancora un pò sudato dall’allenamento. Il suo culo era liscio e sodo. Non aveva peli sul culo. Pochissimi all’inguine e sulle gambe. Eravamo uno di fianco all’altro. Vedevo benissimo il suo pisello lungo flaccido. Parlavamo un pò di calcio, di amici, di ragazze. Cercavo sempre il più possibile di guardare Brian, guardare il suo corpo, cercare magari un contatto dato che eravamo molto vicini. Il mio pisello non era in tiro. Sapevo controllarmi bene ormai, facevo la doccia nudo con i miei compagni da molti anni ed ero abituato a vedere i loro uccelli così come quello di Brian. Avevo notato però che più di una volta, mentre facevamo la doccia, Brian guardava il mio pisello. Feci finta di niente fino a quanto mi disse che aveva notato che il mio pisello era cresciuto. Mi disse che prima, circa 2 anni fa, avevo un pisello abbastanza piccolo, invece adesso era cresciuto ed era abbastanza grosso. Anch’io quindi dissi a Brian cosa pensavo del suo uccello. Gli dissi che lui già da quando l’ho visto per la prima volta dopo la prima doccia aveva già un bel pisello e che adesso era veramente lungo. Mentre parlavo di questo avevo gli occhi fissi su quel pisello. Brian, ad un certo punto, con la mano sinistra,  mi toccò pisello. Mentre me lo toccava mi chiese se mi andava di farci una sega a vicenda e io ovviamente accettai.

Allungai la mano fino a toccare il suo pisello. Era veramente perfetto. Lungo, liscio, ancora flaccido. Toccavo anche lo scroto. Mandai indietro la cappella, veramente grossa, del suo uccello ed anche lui più o meno lo faceva con il mio, che però era già quasi in tiro. Gli chiesi poi quanto era lungo il suo uccello. Mi ha risposto che quando è flaccido è circa 14 centimetri mentre quando è in tiro arriva a 20. Ho potuto benissimo vedere la lunghezza massima del suo pisello dopo poco che lo toccavo. Diventò molto duro, e raggiungeva veramente i 20 centimetri.

Ci stavamo facendo una sega a vicenda. Era una sensazione bellissima. Avere in mano quel pisello, essere sotto la doccia nudo con Brian. La sega non durò più di 5 minuti. Eravamo tutti e due molto eccitati.  Venimmo quasi contemporaneamente, io sulla sua mano e lui sulla mia. Avevo sulla mano destra lo sperma di Brian, un sogno che si realizzava. Terminammo poi di fare la doccia in fretta e ci asciugammo. Il suo pisello era ritornato flaccido, ma sembrava ancora più lungo e grosso di prima. Prima che si mettesse le mutande gli toccai ancora una volta il pisello dicendogli che aveva un uccello bellissimo. Lui mi disse che gli era piaciuto e che l’avremmo rifatto. Ci siamo così vestiti e siamo usciti.

La sera poi mi sono fatto altre tre seghe pensando a Brian e a quello che avevamo fatto. Quando ci siamo incontrati due giorni dopo per l’allenamento ci siamo detti che l’avremmo rifatto. Durante la doccia con gli altri compagni guardavo il pisello di Brian e pensavo a quando ce l’avevo in mano.
Ci siamo segati a vicenda ancora parecchie volte. Ormai conoscevo il corpo di Brian quasi come fosse il mio, ma ogni volta che toccavo il suo pisello mi eccitavo sempre di più.

Volevo fare delle foto con il cellulare al suo uccello per poterlo vedere e rivedere anche a casa. Ma come fare? mica potevo andare a chiedergielo. Mi avrebbe preso per matto! Poi mi venne una bellissima idea.

La fotuna volle che a fine stagione vincemmo il campionato regionale di categoria. A fine dell’ultima partita esplose il putiferio. Nello spogliatoio incominciammo ad esultare urlando cori da stadio e saltando come se fossimo in curva. Eravamo euforici e molti di noi, già in mutande o mezzi nudi, riprendevano col telefonino quegli indimenticabili momenti di gioia. Notai subito che Brian stava esultando come un pazzo già in mutande. Ed è proprio in quel momento che mi venne l’idea geniale! Presi il mio smartphon, accesi la modalità video e mi unii al gruppo cantando a squarcagola e registrando la scena. Nel mentre cercai di avvicinarmi a Brian senza destare sospetti. Una volta avvicinato a lui, aspettai che la situazione si calmasse leggermente. Tenni la camera ad altezza bacino ed appena vidi il gruppo sparpagliarsi gli urlai:

«FACCI VEDERE IL CAZZONE, BRIAN!!!!». Lui, vedendo che stavo registrando un video e preso dall’euforia e dalla goliardia del momento, si abbassò le mutande mettendoin mostra il suo bell’uccello gridando «SEEEEEEEE!!!!!!». Cel l’avevo fatta! ora ce l’avevo registrato nel mio cellulare e potevo guardarmelo e riguardarmelo quando e dove volevo!

Non facemmo niente oltre alla sega. So che Brian non è gay, è stato già con diverse ragazze. Non volevo rovinare la mia reputazione in squadra e di rischiare di uscire allo scoperto. Per ora mi accontendo di questo mio rapporto con Brian. Crescendo, in futuro si vedrà…

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Giudice di gara

Chiudo la porta di casa, che bella giornata, tanto sole! Che voglia di mare! ma dov’è Fabrizio?

Fabrizio è mio fratello. Ha due anni in meno di me e spesso lo porto con me quando esco con il mio migliore amico Stefano. Ha i capelli castano scuro e gli occhi marroni e un viso da furbetto. Ha un non so che di carino.

«Lollo aspettami!!»
«dai, muoviti!!»
«la mia bici non si stacca!»
«E mincha!»
«mi aiuti?»
«dai togliti!» sganciò la bici con più decisione e facilità.
«grazie Lollo!»
«su dai, andiamo è tardi!»

In fondo al vicolo c’è già Stefano che ci aspetta come sempre. Noi due si salutiamo da sempre per monosillabi, abbiamo sempre fatto cosi.
«Lo!»
«Ste!»
Quant’è bello Stefano! Occhi neri come il carbone, i capelli cortissimi, sempre vestito in tuta. Sarà gia pronto per la palestra.

«Ciao Stefano!» lo salutò mio fratello avvicinandosi il più possibile con la bici.
«dai raga! Andiamo che è tardi!» gli esortai a darsi una mossa.
li precedo per la strada, ma dopo qualche attimo venni raggiunto dal mio amico Stefano.
«O! Lo! come mai così in ritardo?»
«e lo so… scusaci! è per colpa di Fabrizio! ci mette sempre due ore a prepararsi!»
«ma perché?»
«e che cazzo ne so… è un deficiente! non trovava i pantaloni della tuta da mettersi. E alla fine si è messo quelli vecchi e rovinati…»
«ma che bel culo che gli fanno però!»
«che cazzo stai a di!?»
«non lo puoi negare, avanti! Ce l’hai tutto il giorno attorno e non ci hai fatto un pensiero?»
«Io? Mica sono ricchione!»
«se è per questo neanche io! ma vuoi mettere un culo cosi? Guarda come si allarga poggiato su quel sellino!»
«O! Basta sono giorni che non scopo! Smettila!»
«allora un pensiero l’hai fatto anche te!»
«Smettila!»
«ci hai già fatto qualcosa! Di la verità!»
«Smettila! È tardi! andiamo!»
Schizzai in avanti come un fulmine superando Fabrizio e tutti i passanti davanti a noi ed in pochi istanti siamo davanti al campetto, il luogo d’incontro con gli altri ragazzi del quartiere per la nostra solita partitella pomeridiana.

Alla fine del pomeriggio, quando decidemmo che eravamo stanchi a tel punto di smettere di giocare, ce ne tornammo a casa. Stefano però era strano. Aveva un sorriso malizioso.
«Lo! Eh!» mi disse indicandomi mio fratello e sorridendo sornione.
«Ste vaffanculo!»

La mattina seguente, come al solito, ci incamminammo tutti e tre assieme verso scuola. Una volta arrivati, entrammo rapidamente e le nostre strade si divisero. la classe mia e di Stefano è al secondo piano, quella di mio fratello al primo.
«ciao Fabry! ci vediamo alla ricreazione!»
«ciao Ste! Ciao Lollo!»

Tre ore passarono in fretta tra spiegazioni ed esercizi. Durante le lezioni, Stefano, che oltre ad essere il mio migliore amico era anche il mio compagnio di banco, mi chiamò bisbigliando per non farsi sentire.
«Lo!»
«Ste non ti voglio proprio parlare! Lasciami perdere!»
«senti io e te siamo amici da sempre, come fratelli, e ti conosco bene! Che mi nascondi?»
«niente! Mi hai rotto!»
«Avanti! Parla!»
«Oh! Io non sono ricchione!»
«e neanche io, lo sai bene! Forza! che sarà mai!»
Sbuffando mi rassegnai alle pressioni di Stefano.
«sai che con Giada non va tanto bene!»
«Si! Lo so!»
«cazzo io voglio scopare!»
«E pensa me! che no sto con nessuna!»
«ho sempre voglia! È più forte di me! Mi scoppiano le palle! E la bestia non sta ferma!»
«la bestiolina volevi dire! Ho due centimetri più di te, ricordatelo!»
«ma vaffanculo!»
«Si! Ma vieni al punto! Ci stai girando attorno!»
«una notte, bhe…, io…, gl.. ho f.t.. in..iar.. me..o li.ro .i s.or.a…»
«Eh???»
«gl.. ho f.t.. in..iar.. me..o li.ro .i s.or.a!»
«Oh! Non ti capisco! Che cazzo stai a di?»
«Gli ho fatto ingoiare mezzo litro di sbozza! Cazzo!»
«Ah! Ricchione!!!»

Mi incazzai e gli diedi una forte spinta, facendolo cadere in malo modo per terra tra i banchi. Il prof urlando ci sbattè entrambi fuori dall’aula. Ci sedemmo uno affianco all’altro per terra nel corridoio, appena di fianco alla porta della nostra classe.

«Lo! Stavo scherzando! Che cazzo!» cercò di scusarsi Stefano.
«vaffanculo! Io non sono ricchione!»
«ma che te frega! Una volta che hai scaricato la bestia il resto non conta un cazzo!»
Mi girai guardando fuori dalla finestra, il sangue mi ribolliva;
Stefano non soddisfatto mi incalzò
«Com’è stato?»
«Io non sono ricchione!»
passammo mezz’ora in silenzio. Poi mi tranquillizzai. Dopo tutto non avevo fatto nulla di grave. Decisi timidamente di rompere il silenzio.
«be..o!»
«Eh?»
«è stato bello! Possibile che non capisci mai un cazzo?»
«e tu farfugli! che cazzo dovrei capire? È stato bello? Racconta!»
Mi avvicinai prendendolo per un braccio e spostandolo nel angolo vicino la finestra.
«Non è stato nulla di strano… mi stavo facendo una sega in camera mia… ad un tratto o sentito la porta aprirsi ed era lui. Mi ha sgamato di brutto. Mi ha chiesto che cosa stessi facendo. Gli ho detto “ma come, non lo vedi? mi sto segando!”. mi rispose stupito che non sapeva che cos’era una sega… cavolo…all’epoca aveva già tredici anni! io a tredici anni mi segavo già da almeno un annetto, se non di più! allora gli ho detto che se voleva glielo avrei insegnato…. e così feci… lo invitai a sedersi vicino a me e a calarsi le braghe e gli mostrai come fare. Alla fine mi venne in mente che forse potevo ricavarci qualcos’altro da quella situazione… allora gli chiesi se sapeva cosa fosse un pompino. Mi rispose che non lo sapeva. Allora gli dissi che gli avrei mostrato cosa fosse anche quello…»
e poi?»
«come e poi? Non lo capisci?»
«No! Dai racconta!»
«gli sono andato vicino con la cappella e gli ho detto di prendermelo dentro la bocca. Muoveva un po la lingua, quando tutta la cappella era dentro, ho sentito calduccio, umido al punto giusto, sono bastati un paio di colpi e gli ho sborrato mezzo litro, sono rimasto un po fermo, sentivo che ingoiava tutto senza neanche un lamento, niente, ingoiava e basta!»
«Cazzo… e poi?»
«e poi basta! ci siamo ricomposti me ne sono tornato a letto!»
«Minchia Lo! Sei un grande!»
«ricchione?»
«No! Sei un grande e basta! T’invidio! Mi sta esplodendo il cazzo!»
«anche a me, guarda!» gi mostrai la patta gonfia nei pantaloni.

A mostrandosi i cazzi a vicenda, l’idea malsana come un tarlo si fa strada…

«Lo! Posso provarci io? Lo so che è tuo fratello, non t’incazzare come sempre!»
«a fa che?»
«niente di male, solo per svuotare le palle! »
«Tu sei matto! Non ci pensare nemmeno!»
«Dai!…anche tu hai casini con Giada, una svuotata di palle ci sta!»
«e se poi ci sputtana?»
«non lo farà fidati!»
«ma niente culo!»
«ma dai!! come niente culo!? Il più bello!»
«No! Mi hai capito?»
«Ok!Ok! Solo bocca!»

La campanella striae tra i corridoi, tutti si riversano tra porte, corridoi, bagni e sopratutto al bar. E prorpio al bar sapevamo di poter incontrare mio fratello. Il nostro piano era geniale e pronto per essere messo in opera.

«Fabry siamo qui! vieni!»
stefano lo guardò sorridendo tra la folla accalcata.
«vieni Fabry! Cosa prendi?»
«per me un tramezzino!»
Il ragazzo dall’altra parte del bancone ci portò un tramezzino, un’acqua e per noi due panini al prosciutto.
Usciti in fretta dalla ressa con le nostre vettovaglie, cercammo un posto tranquillo dove mangiare. Stefano propose un angolo soleggiato vicino i magazzini della scuola.
«perché ci mettiamo qui?»
«tranquillo fabry! qui non ci viene mai nessuno! È ottimo per mangiare in santa pace!»
Io e Stefano ci scambiammo uno sguardo veloce e mentre mangiavamo, parlavamo di palestra e di pesi.
«Lo! io faccio più pesi di te! Sono più forte guarda che bicipiti!»
«Si! Contaci! non sei più forte di me!»
«vogliamo parlare di addominali?»
mentre ci beccavamo su chi fosse più grosso, più forte e più definito, Fabrizio si godeva la scena dei due ragazzi che si spogliavano pezzi di corpo proprio li davanti a lui. Il suo fratellone era bello, ma stefano di più.
Stefano interruppe i suoi pensieri, «Fabry! sai che io e Lo abbiamo fatto una scommessa tempo fa? Ma non troviamo un giudice per le nostre gare»
«una scommessa?»
«Si! Non troviamo nessuno che ci dica chi è più muscoloso, Io dico io, Lui dice lui e non ne veniamo mai alla fine! Ti va di fare da giudice?»
«e che devo fare?»
«semplice! Noi ti facciamo domande sui nostri muscoli e tu rispondi sinceramente quello che pensi! Ma devi essere sincero!»
«ci posso provare! m’insegnate come si fa?»
«si fratellino! Ci pensiamo noi! Ora però torniamo in classe!»
Io e stefano ci guardammo e sorridemmo complici.
«ciao Fabry! ci vediamo dopo al garage!»
«ciao fratellino!»
«ciao ragazzi!»

Le ultime tre ore passano in fretta, e all’una in punto la campanella indicò che era ora di  ornare a casa.

«Ciao ragazzi! Andiamo a casa?»
«no fratellino! Si va al garage! A casa c’è papà! ti ricordi della gara?»
«si si certo! dai andiamo!»

In poco meno di dieci minuti arrivammo sotto casa. Aprii il garage ed entriamo tutti dentro. Una forte agitazione mi prese lo stomaco. La luce gialla rendeva tutto più cupo, l’odore di polvere, il fumo delle auto, l’acqua che ristagna nel canale.
Ma il sorriso di Stefano mi rassicurava.
«allora fratellino sei pronto?»
«cosa devo fare?»
«niente di che! Sta tranquillo!»
«allora Fabry! Sai cosa fa un giudice?»
‘No!’’
«guarda, sente e giudica! Tutto qui! Cominciamo cosi impari velocemente!»
entrambi ci piazzammo davanti a lui e ci togliemmo la giacca della tuta.
«Allora secondo te chi ha i bicipiti più grandi?» alzammo le braccia piegate per far gonfiare i muscoli.
«avanti  fabry… non avere paura! vieni vicino guardali e toccali!»
lentamente avvicinò le mani, entrambi le afferrammo e le portammo sui nostri bicipiti.
«Dai Fabry! Dicci chi ha il bicipite più grosso!»
dopo aver palpato e accarezzato i due muscoli gonfi sul braccio
«per me Stefano!»
«si!! ho vinto! un punto per me!» esultò stefano.

«ora i pettorali» Ci togliemmo le magliette e le facemmo volare via.
«vieni fratellino senti!» lo prendemmo per i polsi e le sue mani si poggiarono sui nostri pettorali solidi come i muri.
«chi li ha più belli Fabry?»
«per me Lollo!’»
«bravo fratellino! diglielo! un punto anche per me!»

« Ora gli addominali!»
ormai non dovevamo più guidarlo, le sue mani scivolavano sui nostri addominali, definiti, lisci, scendeva fino all’elastico della tuta e poi risaliva. Toccava ogni punto degli addominali fino ai primi peli sotto l’ombelico.
«Fabry?’»
«per me Lollo!»
«Fantastico! due a uno per me!»

«Bravo Fabry! Per oggi abbiamo finito!»
«Davvero?»
«e si! Ci sarebbe un altra cosa, ma non è per te!»
«cosa?»
«eh fratellino, non si può, non è per te!»
«e dai!! ma sono io il giudice!»
«sei sicuro fabry?»
«Si!»
«Fabry però ci prometti che queste gare restano segrete tra di noi? non lo deve sapere nessuno e dico nessuno! guardami! NESSUNO!»
«lo prometto!»
«nessuno fratellino!»
«si! Lo prometto!»
«okey Fabry, io e Lo ci stavamo chiedendo da stamattina chi ce l’ha più grosso…»
«cosa?»
«ma come cosa?? mai non ci si ancora arrivato?» rispose stefano toccandosi il pacco.
«gli uccelli?»
«si Fabry, gli uccelli! Ti va di fare il giudice anche di questa gara?»
«si!»

«Okey» Facemmo scendere i pantaloni della tuta e poco dopo anche i boxer. I nostri due piselloni dritti rapirono lo sguardo di Fabrizio che restò muto.
«ok! Quando vuoi puoi cominciare Fabry!»
entrambi ci avvicinammo a lui e tra di noi fino a toccarci coscia contro coscia, i due piselloni sopra il suo viso, li guardava bene. Davanti a lui c’erano quattro palle grosse.
«fratellino chi ha le palle più grosse?»
le sue mani raccolsero nel palmo i quattro testicoli.
«sono bellissime!»
«si ma chi le ha più grosse Fabry?»
«penso proprio quelle di Lollo!» rispose rimanendo poi incantato dai nostri membri pelosi ed in erezione.
«Fabry ci sei??»
«Si si! scusate!»
«fratellino ora passiamo al pisello, chi ce l’ha più grosso?»
«Si dai, Fabry! dicci chi ha vinto l’ultima gara! È mezz’ora che stringi questi due bestioni!»
«sono della stessa larghezza ma mi sembra più lungo quello di Stefano…»
«stai dicendo sul serio fratellino?»
«si è più lungo!»
«ok Ste hai vinto! Ricordati quello che ti ho detto!»
Mi tirai su boxer e tuta e mi rivestii in un lampo.
«Lollo perché vai via? Sei arrabbiato??»
«no fratellino! Ha vinto Ste! Hai deciso tu! Vado a lavarmi e poi in palestra!» dissi prima di andandomene lasciandoli soli. Nessuno dei due si era mosso, i loro sguardi s’incontrano.
«allora sono io che ce l’ho più grosso?»
«si»
«bene, e mi darai un premio?»
ci volle poco e non dovette dire nulla. Le labbra di Fabrizio si avvicinarono alla  sua capella. Le mani di Stefano si poggiarono sulla sua nuca e delicato spinse la cappella dentro la sua bocca.
«fabry muovi la lingua sotto la cappella, cerca di prendere più pisello in bocca, fallo entrare!»
Il suo uccello scivolava all’interno.
«Bravo Fabry! tutto dentro, hai una bella bocca!»
Stefano lo muoveva dentro e fuori, spingendolo il più possibile in fondo alla bocca In pochi secondi gemette ed esplose in un magnifico orgasmo, inondando la bocca di Fabrizio con tutta la sua calda sborra. Stefano cominciò poi a rilassarsi, lo guardò negli occhi e sorrise.
«bravo Fabry! Bevi tutto! È tutto per te! Ti piace? È buono?»
«si… è molto buono»
«bravo! Ora però devo andare! grazie Fabry! se vuoi lo rifacciamo presto questo gioco!’» disse Stefano mentre si rivestiva.
«si, quando vuoi tu! Ma anche con Lollo?»
«Certo! Certo! se vorrai si! …Va bene… ciao Fabry!»
Lo salutò dandogli un bacio sulle labbra. Un fulmine gli attraversò la schiena.
Lo vide sparire dal garage. Si sistemò un po e salì in casa.

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Amicizia oltre ogni confine – parte 10

Sei giorni. Sei giorni in cui la mia anima era stata interamente assorbita da un unico ossessivo pensiero: Luca. E sei giorni erano passati dall’ultima volta che avevo visto Erika, la ragazza che “ufficialmente“ era ancora la mia fidanzata. Ma ormai era giunto quel venerdì tanto temuto in cui lei avrebbe sostenuto l’ultimo esame della sessione estiva.Quel venerdì, terminati gli impegni universitari, lei sarebbe tornata alla sua quotidianità, tra il vivere con i genitori e stare il maggior tempo possibile con me.
Ero io invece che proprio adesso avrei voluto chiudermi sui libri. Tra una decina di giorni ci sarebbe stato infatti il mio di esame. Ero impegnato, ero impegnatissimo. Come potevo vedere Erika? Come potevo dedicarmi a lei? Tutto vero, tutto giusto. Ma non quel maledetto venerdì. Non c’erano scuse, non potevo evitare d’incontrarla, fosse anche solo per un paio d’ore. Del resto il programma della giornata era scontato: appena finito in facoltà Erika sarebbe certo corsa da me a farsi abbracciare, a farsi coccolare, a fare sesso. E poi inevitabilmente saremmo andati a casa sua per la rituale cena post-esame con tutta la famiglia.
Fin dalla prima mattina, irrequieto e ansioso, sbirciavo di continuo l’orologio della radio sveglia: le sette, le otto, le nove, le nove e mezza. Quando era previsto l’esame? Mancava ancora molto? Erika era già sotto interrogazione? Quanto tempo mi restava per riflettere? Non sapevo proprio come comportarmi. Dovevo dirle tutta la verità, raccontarle del mio amore per Luca? Oppure invece era meglio informarla che la lasciavo, che era tutto finito senza aggiungere nulla di più? Oppure ancora provare a tirare avanti facendo finta di niente, scoparmi Erika quel tanto che bastava e poi correre di nascosto dal mio Luchetto. Forse era la soluzione per me più facile ed economica, ma in questo modo non avrei finito per tradire entrambi? E poi ancora, nel profondo del mio animo, ero davvero così sicuro di abbandonare tutto per Luca?
Quando stavo vicino a lui mi sembrava sempre tutto così “ordinato”, “naturale“, “perfetto“. Ma adesso, perso nella solitudine silenziosa di casa mia, tra l’assenza del mio “ragazzo“ e l’incombere della mia “ragazza“, rimuginavo senza trovare una risposta chiara e definitiva. Anzi più il tempo passava più ero assalito da mille dubbi e incertezze.
Le dieci, le undici, mezzogiorno. La mia inquietudine cominciò a mutarsi in angoscia. L’una, le due, le tre . Ero nel panico . Poi finalmente squillò insistente il citofono. Scattai come una molla e corsi ad aprire. Attesi impaziente sul pianerottolo. Un pesante e frettoloso rumore di passi risalìva le scale, perchè Erika non aveva preso l’ascensore? Sull’ultima rampa intravidi un ombra magrolina e affannata. ALESSANDROOOO? Che ci faceva qui Alessandro? Neanche il tempo di sorprendermi che lui subito mi aggredì rabbioso:
«IO VI DENUNCIO … SIETE DUE PERVERTITI MALEDETTI … MA IO LO RACCONTERÒ A TUTTI… DOV’É LUCA? DOVE SI É NASCOSTO?»
Quel ragazzo diciassettenne mi era sempre parso timido e riservato, non me lo sarei mai immaginato capace di farsi tanto irruente e focoso, soprattuto nei miei confronti. Ci volle un bel pò per farmi almeno spiegare cosa era successo. In mattinata era stato assieme a Luca e, vista la scena del giorno prima, potevo ben immaginare il motivo del loro incontro. Poi però, imprudentemente, Alessandro aveva saputo del mio ruolo di segreto spettatore davanti ai loro giochi proibiti. Evidentemente questa scioccante rivelazione doveva averlo lasciato a lungo tramortito e spiazzato. Solo parecchio più tardi Alessandro aveva deciso d’inseguire furibondo l’amico. Non so cosa volesse fargli ma di certo non l’aveva travato a casa e neppure sul cellulare. Così alla fine era venuto a cercarlo da me. Perchè Luca era stato tanto stolto da raccontare tutto quanto? Perché mi aveva messo in mezzo con tanta sconsideratezza? Anzi perché ero stato io a farmi coinvolgere in quella situazione? Cosa mi era successo, in che storia mi ero cacciato? Avevo una ragazza, ci stavo bene. Andava tutto bene. Ma perché mai mi ero buttato in quella pazza relazione amorosa con un ragazzino di diciassette anni?
E poi proprio adesso dovevo ritrovarmi ad affrontare la furia di Alessandro quando già di mio ero preoccupato per l’incontro con Erika, anzi lei poteva arrivare da un momento all’altro. Dovevo assolutamente sbrigarmi a risolvere con quell’adolescente fuori controllo. Alla sua irruenza risposi risoluto con altrettanta forza e violenza:
«CHE VUOI DA ME ALESSANDRO! NESSUNO TI HA OBBLIGATO A FARE NIENTE! Dillo pure a tutti quello che è successo … Così sapranno che ti fai regolarmante segare e spompinare dal tuo amichetto!»
Ma lui imperterrito continuò:
«Quello che faccio con Luca sono affari miei. Ma tu Marco come hai potuto spiarci?. Come ti è venuto in mente … MA É CHIARO … LO FATE SEMPRE! a voi piace così. Siete dei porci maiali pervertiti!»
«HAI RAGIONE TU: Sono un porco… Ma sono cazzi miei. Ieri al mare HAI CHIESTO TU a Luca di farti smanettare o mi sbaglio? … E forse lo avete rifatto anche stamattina …»
Alessandro si fece paonazzo. Avevo colto nel segno.
«Ho indovinato vero? Anche oggi ti sei fatto spompinare a dovere. Quindi se voi due … NO! SE TU, ALESSANDRO, richiedi dei servizietti “particolari” ai tuoi amici fai pure … Ma non prendertela con me, IO NON CENTRO NIENTE!»
Alessandro rimase ammutolito, non sapeva più cosa dire o fare. Io invece, d’altra parte, cominciai a sentirmi terribilmente stanco e frustrato. Perchè Luca continuava a fare la troietta col suo amico? E poi me lo avrebbe mai confessato? Quando e come l’avrei saputo se non l’avessi casualmente scoperto con l’imprevista visita di Alessandro? Mi invase un certo disagio nel pensare a quei giorni d’intimità con Luca. D’improvviso mi sembrò tutto ridicolo. Era assurdo chiedere il “pegno d’amore“. Solo una mente malata poteva offrirmi il suo pisello come pegno d’amore.
Quel trasporto che sentivo per lui era davvero un sentimento vero e giusto? O all’opposto non era altro che una morbosa curiosità momentanea, solo l’improvviso sfogo di un impulso represso?
Tra poco avrei rivisto la mia ragazza, avrei fatto l’amore con lei. Quali risposte avrei trovato? Sarei riuscito a capire cosa stavo veramente cercando? Forse potevo ancora rientrare nei binari di una VITA “NORMALE”.
DIN! DON! DIN! DON! Il campanello della porta! Con Alessandro non c’era altro da aggiungere, poteva andarsene. Incrociando Erika sulla porta lui la fissò un attimo perplesso e poi scappò subito via, neppure il tempo di salutare.
«Marco! Che gli è preso ad Alessandro? E perché era qui?»
«Lascia perdere Erika … Cose da adolescenti»
Spensi tutti i suoi (e i miei) interrogativi avvolgendola in un abbraccio strettissimo. La baciai con passione, con desiderio. In quel preciso momento pensai davvero di aver ritrovato Erika . E con lei anche me stesso.
Erika mi raccontò dell’esame, dell’ennesimo 30 e lode, di qualche buffa bizzarria del professore.Poi, ad un tratto, si fece tutta seria: «senti… ti devo parlare»
«dimmi». Quella sua espressione non mi piaceva affatto. Mi stavo cominciando a preoccupare.
«Allora? si può sapere che c’è?»
dopo una pausa mi confessò. «ho un ritardo…»
«un ritardo??? …quanto ritardo??»
«…una settimana…»
«…una settimana? è tanto?»
«abbastanza… io sono sempre regolare»
«ah… sei regolare… …senti, ma… nel caso remoto che fosse… cioè… tu che vorresti fare? lo terresti oppure… »
«…e tu?»
«e che ne so, amo! Ho vent’anni! non mi sono mai posto il problema! »
«…e perchè, io???».

Non riuscii a far altro cha abbracciarla. Ero confuso e frastornato. Avevo appena preso una tranvata in pieno viso ed era difficile rialzarsi. Aspettammo ancora qualche settimana. Poi affrontammo insieme tutti gli accertamenti finchè non fù confermato dal suo ginecologo. Erika era incinta. Mo che fare? Ne parlammo a lungo finché insieme decidemmo di tenerlo. oddio, lei era più d’accordo di me nella decisione, ma così fù. Ovviamente dovetti spiegare tutta la situazione anche a Luchino e ci lasciammo definitivamente. Fu difficilissimo per entrambi. Soffrimmo molto per tutti e due. Forse per me fu più difficile perchè dovevo mascherare il mio tremendo dolore per mostrarmi felice e forte nel sostenere Erika nella gravidanza.

La mia strada e quella di Luca si divisero definitivamente. Non ci vedemmo più. Ogni tanto lo incrociavo per la strada e ci salutavamo con un cenno del capo e un velocissiomo “ciao”. Tutta quella freddezza tra noi ogni volta mi uccideva dentro. Non seppi più niente di lui e della sua vita. Avevo sentito delle voci in paese che dicevano che dopo il diploma era stato assunto in un’officina meccanica del paesino vicino. Nulla di più.

Erika partorì un bel bambino che chiamammo Alessio. L’amore della mia vita. Ho dovuto lasciare l’università per poter mantenere anche economicamente Sia Erika che il bambino. Incominciai a lavorare come addetto alle vendite di una famosa azienda di mobili svedese ed andammo ed Erika e il bambino vennero a stabilirsi definitivamente da me. Tutto nella mia vita procedeva regolarmente. Luca e la passione per lui erano ormai parte del passato. o forse mi sforzavo di crederlo. Fino a quando, un giorno ricevetti un messaggio che sul cellulare.
«Ciao Marco! ci manca il quinto per la partita di calcetto di stasera…ti va di venire? »
Era il mio migliore amico Andrea. Da quando era nato mio figlio ci vedevamo meno spesso ma eravamo ancora grandi amici. Non potevo non cogliere al volo queste rare occasioni di fuga dalla “prigione” della vita da ragazzo-padre. Accettai subito.

Quella sera ci ritrovammo ai soliti campetti del paese. Andrea e alcuni suoi amici stavano partecipando ad un torneo di calcio a 5 ma quella sera alcuni avevano dato buca e fù così che sbucò il mio nome per salvare faccia e partita. Oltre a me e ad Andrea c’erano anche Davide e Daniele. Due ragazzi del paese. Anche loro non vedevo da tanto. Mi stavo chiedendo chi fosse il quinto ragazzo quando da dietro le mie spalle spuntarono due mani a coprirmi gli occhi.
«INDOVINA? SU MARCO INDOVINA … Chi sono? Chi sono? »
Impossibile non riconoscere la sua voce… LUCHETTO!!!
« Luca! Ma che ci fai qui? »
«Come cosa ci faccio qui!? gioco anche io il torneo con la squadra di Andrea!»
«veramente? non lo sapevo! ma dimmi… come stai? E tua madre come sta? »
«Poi ti dico … Ma adesso andiamo che ci stanno chiamando! muoviamoci che sta per iniziare la partita! DAI! Su sbrigati!!»

Gli spogliatoi erano piccoli e non tanto ben tenuti. Classici spogliatoi ricavati in angusti prefabbricati posizionati a bordo dei campetti. Ci cambiammo velocemente e la partita incominciò. Per dire la verità non ero molto allenato ma tutto sommato neanche gli altri brillavano per forma fisica. Vincemmo di misura e a fine gara ci dirigemmo verso lo spogliatoio a noi assegnato.

Subito Davide, asciugato il sudore e preso il suo borsone, ci salutò dicendoci che se ne tornava a casa. Daniele, che era venuto con Davide in macchina, fù costretto a seguirlo a ruota.  Eravamo rimasti io, Andrea e Luca che, mentre parlottavamo ricordando i vecchi tempi, lentamente continuammo a svestirci.

«Andrea! Quanto tempo abbiamo passato qui a giocare … »
«Si, davvero … Era pochi anni fà ma sembra passato un secolo! Ti ricordi Marco quella volta che …».
Ma Luca s’intromise bruscamente:

«SI SI A GIOCARE … Come se non ti conoscessi Marcuccio … Dì piuttosto che passavate il tempo a TIRARVI LE SEGHE insieme!»
COME SI PERMETTEVA! Tentai d’abbrancare quel piccolo mostro ma lui schizzò via. STAVA ESAGERANDO!Ma Andrea:
«Per dire la verità sono sempre stato molto timido e non mi piaceva fare quelle cose. Solo una volta io e mio cugino Giulio abbiamo provato a farcele insieme ma mia zia ci ha sorpresi. Che figura di merda!»
CHEEE!!!  Andrea? Si era fatto beccare con l’uccello in mano assieme a suo cugino Giulio? Quando? Fu proprio Andrea a sorprendersi più di tutti della sua stessa confessione. Era chiaro che senza volerlo gli era sfuggito a voce alta un suo segreto pensiero interiore. Mi guardò sconvolto, farfugliò qualcosa, si coprì la faccia pieno d’imbarazzo. Ma Luca prese a subissarlo di domande:
«Racconta allora, quando è successo? Come? Eravate solo voi due? Dai Andreuccio, su racconta »
«Non c’è niente da raccontare … Eravamo piccoli … »
«Certo che eravate piccoli Andrea, queste cose di fanno solo da piccoli, ma non fare il noioso …Racconta!»
«Basta! Finisce qui! io vado a casa!». Prese il suo borsone e se ne andò. Doveva essere davvero imbarazzato il ragazzo.

Fu a quel punto che mi girai verso Luca prestando su di lui tutta la mia attenzione. Ormai era solo con gli slip. Lo guardai incantato. L’immagine di Luca occupava il mio intero campo visivo. Solo in un secondo momento mi resi conto di aver inconsciamente camminato verso di lui, mi ero avvicinato così tanto da stargli praticamente addosso. Presi a toccarlo da ogni parte, a baciarlo, ad annusarlo. La mia attrazione superava anche il desiderio, ormai sentire il suo contatto era diventata una necessità fisica, come respirare, come mangiare. Luca intanto continuava tranquillo a carezzarsi il pisello. E io cosa aspettavo ancora a soddisfare il suo piacere? Mi inginocchiai umile e subito imboccai con devozione quella vellutata erezione. Lo assaporai lentamente tutto intero, fino a sentirmi soffocare, e poi lasciai che fosse lui a dare il ritmo, ad usare la mia bocca come meglio preferiva. Affondava il cazzo nella mia gola, lo sfilava scivolando morbidamente sulle labbra e sul viso, lo ritraeva per costringermi ad inseguirlo con la lingua e subito ritornava a spingere prepotente.
Avrei voluto rimanere lì a succhiare per il resto della vita ma già temevo l’approssimarsi della fine, il culmine del suo godimento. Mi sbagliavo, Luca non intendeva affatto offrirmi il dono del suo nettare tanto presto, aveva ben altro in mente. Mi afferrò con decisione per i capelli, tirò via la mia testa e mi trattenne lì accanto a breve distanza. Era una tortura davvero ingiusta farmi vedere così da vicino quel suo pisello umido e pulsante senza permettermi di raggiungerlo. Avanzai di forza ma fui respinto con una dolorosissima strattonata, e quando tentai un allungo con la mano Luca mi spinse giù a terra carponi ordinandomi di stare fermo. Ero confuso, m’irritava quel suo atteggiamento da padrone e avrei voluto in qualche modo reagire, ristabilire le normali gerarchie, ma d’altra parte mi eccitava da morire sentirmi dominato così rudemente, essere completamente sottomesso alle voglie morbose di quel ragazzo.
Quando fu certo della mia ubbidienza Luca si mosse trascinandomi a quattro zampe per la stanza, mi fece fare un paio di giri e poi mi portò verso l’angolo più buio e nascosto. Non me lo sarei mai aspettato ma proprio lì ritrovai Andrea. Allora invece di tornare a casa era rimasto a spiarci! E a fare pure altro visto come tentava goffamente di sistemarsi i pantaloni. Giunti ai suoi piedi Luca si abbassò a darmi un bacio e poi, avvinghiato con la lingua nella mia bocca, mi fece rialzare nuovamente in piedi. A quel punto ero completamente svuotato di ogni volontà, me ne stavo semplicemente inerte, come un manichino in attesa che altri decidessero come usarmi. E negli occhi attoniti di Andrea rividi la mia stessa remissiva passività. Anche lui si era definitivamente arreso.
Con lentezza esasperante Luca iniziò a rispogliare sia me che il mio amico di tutti i vestiti, comprese le scarpe, e quando ci rimasero addosso solo gli slip allora si ingincchiò a terra per saggiare con leggere strusciate delle labbra la consistenza delle nostre erezioni. Abbassai subito impaziente lo sguardo. E quando Luca si decise a strappare l’ultimo velo potei finalmente vedere il pisello di Andrea. E sì. Devo ammetterlo, anche se non di molto era lo stesso più lungo del mio. Ma quello che veramente mi sorprese fu la sua notevole grossezza: era davvero un salsiciotto massiccio, largo e tozzo come il corpo del suo proprietario. Non provai comunque invidia.
Da parte sua però Luchetto non sembrò affatto spaventato da quel cazzone, anzi prese a slinguazzarlo con una passione che mi fece subito ingelosire. Con un colpo di bacino gli ricordai che c’ero anche io, che al pari di quel coso fuori diametro anche il mio “slanciato“ pisello aveva bisogno della sua attenzione! E Luca subito premuroso e contentissimo si dedicò simultaneamente a soddisfare entrambi. Con la bocca e con la mano pompava ora uno ora l’altro, roteava cappella contro cappella, le succhiottava e le leccava strette assieme. ERA IL PARADISO! E non si trattava solo di un godimento fisico, era anche un piacere puramente mentale, era l’idea di farlo con Andrea, con il mio amico d’infanzia. Osservavo compiaciuto le buffe smorfie del sul viso, l’arrossarsi sudato della pelle, lo sguardo incredulo e trasognato, era la prima volta che poteva assaporare sensazioni tanto intense. Senza più pensarci abbrancai i capelli di Andrea e un attimo dopo lo affogai con bacio profondissimo e interminabile.
In breve tempo la nostra eccitazione aveva raggiunto una tensione insostenibile e alla fine l’esplosione del piacere fu assolutamente devastante, tanto più liberatoria per il fatto che Luca lasciò i nostri cazzi liberi di schizzare. Per riprendersi Andrea si era fatto subito da parte e pure io, dopo un momento di totale stordimento, recuperai a fatica la piena coscienza di me stesso. Luca era rimasto seduto a terra, grondante di sudore e parecchio spruzzato dei nostri umori. Mi inginocchiai al suo fianco, volevo abbracciarlo, aiutarlo a ripulirsi e poi, per contraccambiare, mi sarei impegnato a fargli un’altro lavoretto di bocca. Lui però rifiutò le mie carezze e il mio abbraccio, si ritrasse un pò di lato e con mano delicata ma ferma mi spinse a piegarmi verso terra. Fui sorpreso, disorientato. Poi finalmente compresi cosa voleva da me.
Non opposi nessuna resistenza, seguì il suo silenzioso invito e mi posizionai docilmente a quattro zampe, ma in quel momento dentro di me sentì crescere un senso di angoscioso malessere. Non stava forse accadendo tutto troppo in fretta? Lui aveva appena finito con un doppio pompino e voleva subito fare altro sesso? E poi doveva essere proprio quello il luogo e l’ora? Non era meglio rinviare, anche solo il tempo di tornare a casa. Ma presto rinunciai a comunicare le mie spaventate perplessità. La verità era che avevo sempre avuto paura di essere penetrato e quasi inconsciamente avevo sempre rimandato al giorno dopo, alla prossima occasione, ad un generico futuro. Ora però l’attesa era finita, tra poco sarei diventato un uomo completo, il mio culo vergine sarebbe stato violato. Quel giorno finiva per me l’eta dell’innocenza e per uno scherzo del destino tutto questo sarebbe successo davanti ad Andrea.
Luca si posizionò dietro di me, percepì la pressione della cappella sul mio buchino. Presi fiato, chiusi gli occhi. Una fitta tremenda mi attraversò le viscere fino al cervello. Sul momento pensai che fosse entrato tutto d’un colpo. Non era così, continuò a spingere ancora, e ancora, e ancora, non finiva mai. Strinsi i denti, repressi un urlo, resistetti paziente. Si fermò, era completamente dentro. Lentamente prese a muoversi su e giù. Intorno a me solo buio, tutto l’universo si era ridotto al mio corpo e al cazzo che lo stava violando. Gli affondi di Luca mi provocavano delle scosse quasi insostenibili eppure quando scivolava indietro desideraravo che tornasse nuovamente a spingere. Ogni volta era come se dal mio culo si sprigionasse una potente onda tellurica che poi passava a squassarmi tutto, e ne volevo di più, di più forti, di più intense.
Ad un certo punto il dolore si tramutò in uno strano formicolio, un specie di indistinto calore, e poco dopo nel giro di un attimo avvampai in un incendio di piacere. Non capivo più niente, non mi bastava mai, agitavo le braccia, dicevo cose senza senso. Mi muovevo sconesso cercando in tutti i modi di andare incontro a quel cazzo che tanto mi faceva godere. E Luca a sua volta eccitato da questa mia improvvisa reazione aumentò il ritmo, la velocità e la violenza dei suoi colpi, mi abbrancò le spalle, il collo, i capelli. Appena dietro le orecchie sentivo distintamente il suo respiro ansimante, piegai disperatamente la testa a cercare la sua bocca, lui si fece più vicino, strinse forte la mia faccia con le mani e … Si bloccò senza fiato, completamente sopraffatto dalle convulsioni di un potentissimo orgasmo.
Al termine di tutto, dopo aver inondato il mio culo, Luca crollò inerte sopra di me. Ne percepivo distintamente i battiti del cuore, il calore sudato della pelle, il lento rilassarsi del pisello. Restammo così a lungo, e quando decise di alzarsi e uscire dal mio buco provai uno spiacevole senso di vuoto, mi sentì privato di una parte essenziale del mio corpo. Chiusi gli occhi e rimasi sdraiato lì per terra dove ero, perso a riflettere su quello che era appena accaduto, sulle incredibili sensazioni che avevo provato, sul pensiero scioccante che un ragazzo aveva preso il mio culo.
Dopo qualche minuto sentì Luca e Andrea parlare sommessamente tra loro, non capivo cosa stessero dicendo, forse discutevano sull’opportunità di tornare a casa. Era vero, ormai si era fatto davvero tardi, non potevamo stare altro tempo in quel posto. Sarebbe potuto passare qualcuno e scoprirci e poi il centro sportivo stava per chiudere. Mi alzai faticosamente e ci ricomponemmo per bene. Ci salutammo all’uscita promettendoci di rivederci persto per ripete quel che era appena successo tra noi.

Da quel giorno i nostri rapporti ripresero. Non più però come quelli di una volta. Io avevo sempre una compagna e un figlio. Però appena potevamo,ci trovavamo tutti e tre insieme a casa di uno o dell’altro a “ricordare” insieme la nostra splendida amicizia di un tempo. Un’amicizia particolare. Un’amicizia che andava oltre ogni confine.

FINE

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Amicizia oltre ogni confine – parte 9

Il giorno seguente mi alzai di buon mattino, riposato e felice. Non persi tempo e passai subito a prendere in auto Alessandro e Luca. Era ancora presto così con tutti e tre dovetti a lungo insistere al citofono per svegliarli e farli scendere. Mi odiarono silenziosi per tutto il viaggio, ma quando arrivammo al mare trovammo la spiaggia ancora deserta. Era il paradiso.
La madre di Luca affittava la cabina di uno stabilimento per l’intera estate. E poi più che una cabina era così grande da sembrare una specie di fastoso salotto nobiliare d’altri tempi, sovrabbondante di inutili attrezzature da mare e mille altri accessori. Ci cambiammo pudicamente uno alla volta e poi di corsa a tuffarci e a giocare dentro l’acqua.
Dopo ore frenetiche di bagni e precoci insolazioni eravamo già tutti e quattro abbastanza stremati e bruciacchiati. E poi col Sole ormai alto era tornato a fare un caldo feroce. Alessandro e Luca erano andati a prendersi un gelato al bar, io intorpidito e distratto sfogliavo un libro. Mi sarei presto addormentato se non fossi stato improvvisamente allertato da insistenti squilli del mio smartphone. Erano brevi e ripetute chiamate di Luca, mi avvertivano di un suo messaggio, il testo mi sembrò enigmatico:
//APRI CABINA NASCONDITI DENTRO. SUBITO//
Cosa voleva? Cosa significava? Fin dall’arrivo avevo controllato io le chiavi della cabina a difesa dalla distrazione caotica di Luca, ma se a lui serviva entrare perché non venirsele a prendere? E poi perchè mai dovevo nascondermi lì dentro? Era inutile cercare una spiegazione razionale, mi avviai velocemente attraverso la spiaggia verso lo stabilimento. Luca non c’era ancora, aprì la porta, entrai dentro e mi misi ad attendere nella penombra di quello stanzone. Uno, forse due minuti e sentì avvicinarsi le voci dei due diciassettenni:
«Dai sbrigati Luc, datti una mossa!»
«Calmati Ale… ti ho già detto di sì, ti faccio quello che vuoi … Pretendi pure che mi metta a correre! Abbiamo tutto il tempo che vogliamo»
«Te le sei portate le chiavi della cabina vero Luc?»
«Non servono, lasciamo sempre aperto … Non è mai entrato nessuno»
«Ma così Marco potrebbe entrare e…»
«Calmati ho detto! Non verrà nessuno … Stà tranquillo Ale»
Erano quasi alla porta, finalmente avevo capito il messaggio. Mi nascosi al volo dietro un materassino e un canotto. Ancora un istante e li vidi entrare uno dopo l’altro con il gelato in mano. Alessandro si guardò un pò intorno, iniziò a togliere le nostre borse dalla panca ma:
«No No Alessandro, mettiti lì sopra è meglio»
Disse Luca indicando una specie di tavolino accostato alla parete e l’amico seguì il suggerimento sedendosi molto in alto, le gambe aperte e i piedi mollemente penzolanti. Poi Luca gli passò in mano il suo gelato e con fare sbrigativo gli abbassò il costume a mezza coscia, saltò fuori un cazzo duro e scattante.
Perchè tutto ciò? Non era certo un tradimento, ero stato avvertito, anzi ero stato invitato ad assistere. E poi avrei potuto sempre fermarli, bastava anche solo un cenno, una parola, e Alessandro sarebbe fuggito d’un lampo. Ma perchè rovinare quell’atmosfera così perversamente eccitante?
Lì dentro non c’era tanta luce ma dal mio segreto punto d’osservazione si vedeva benissimo tutto. Non so se di proposito o per caso ma l’idea di Luca di far piazzare Alessandro sopra il tavolo era perfetta, messo così era posizionato di profilo e praticamente davanti ai miei occhi.
Spingendolo con un dito Luca prese a giocerellare per un pò con quel pisello, sembrava proprio che volesse farmelo osservare meglio. Quel diciassettenne era ben dotato, lungo, più di quello di Luca e forse anche più del mio, ma d’altra parte appariva buffamente sottile e leggermente appuntito.
«Complimenti Ale, cosa ci hai fatto? Sembra proprio cresciuto dall’ultima volta»
«Dai Luca, inizia ti prego …»
«Calma calma fammelo studiare un pò, che ti costa?»
E detto questo Luca riprese a leccare il suo gelato ammirando per qualche istante l’erezione dell’amico. Quasi quasi sarei saltato fuori io ad afferrarlo con forza e smanettarlo a dovere. Peccato! Quell’incarico spettava già ad un’altro.
«Luc ma sei sicuro che non entrerà nessuno?»
Chiese ancora Alessandro preoccupato, ma bastò un attimo e fu subito zittito dalla magistrale tecnica masturbatoria del suo coetaneo. Non provai nessuna gelosia, Luca mi stava regalando uno spettacolo indescrivibile. Era solo una sega ma vedere quei due era fantastico: nella calda penombra della cabina l’asciutta figura di Alessandro emergeva mollemente deformata dall’intenso godimento, la testa voltata indietro, gli occhi socchiusi, le labbra frementi, il ritmico arricciarsi delle dita dei piedi. Davanti a lui, in piedi, c’era l’amico che con una mano gli stringeva il pisello e nell’altra teneva un gelato.
Andarono avanti così finchè Luca cambiò improvvisamente programma, si fermò di colpo, si abbassò in ginocchio, gli sfilò del tutto il costume e cominciò a spalmare quella cappella puntuta con quanto restava del suo ghiacciolo.
«Luca! Che cazzo fai? Ah! È freddo … Così mi si ammoscia! Fermati!»
«Fidati …»
«Luca! Dai togliti, lasc…»
Alessandro rimase senza fiato mentre con gli occhi spalancati fissò il suo cazzo scomparire dentro una bocca calda e umida. A quel punto non sapevo veramente quanto avrei ancora resistito immobile in quello scomodo nascondiglio. Il mio di cazzo spingeva così tanto che non mi sarei sorpreso nel sentirlo strappare il costume. Nel farsi spompinare Alessandro aveva steso le gambe in fuori e aveva alzato entrambe le braccia in alto, quasi ad aprire al massimo il suo corpo per meglio accogliere quel piacere travolgente. E doveva godere parecchio se da silenzioso che era adesso mugolava un susseguirsi frenetico di “mi piace“, “ancora“, “è bellissimo“. In quelle condizioni era impossibile resistere a lungo. E infatti d’improvviso si richiuse convulsamente a riccio, le gambe e le mani strette sulla schiena e la testa di Luca. E ci volle del tempo prima che si decidesse a mollare rilassato quella presa. Quando si rimise in piedi non disse parola e girò barcollando per la cabina, era così rintontito che per poco non uscì fuori tutto nudo e senza costume. Poi finalmente riuscì a rivestirsi e ad andarsene.
Luca era rimasto immobile, seduto in ginocchio lì dove stava, girò lo sguardo verso il mio nascondiglio:
«Marco ci sei?»

«Sei lì nascosto vero?»
Nella cabina del mare, sempre in ginocchio sul pavimento, Luca continuava a chiamarmi timoroso e forse quasi spaurito. Scostai le coperture che fino allora mi avevano nascosto e mi mostrai a lui scuro e accigliato in volto. Non avevo proprio nulla da rimproverare, non ero arrabbiato e lo dimostrava facilmente il segno evidente dell’eccitazione sul mio costume. Ma Luca non poteva conoscere i miei sentimenti con certezza e io mi divertì a tenerlo ancora per un pò sulle spine. Certo quel mio amore di ragazzo era stato di una porcaggine pazzesca. Non solo aveva appena segato e spompinato un suo amichetto, ma lo aveva consapevolmente fatto davanti agli occhi del suo “fidanzato“. D’altra parte io ero stato altrettanto perverso nel godermi di nascosto quella spettacolosa visione.
«Marco non dovevo farlo…? Perché non dici niente? Perché non mia hai fermato?»
Era così tenero sentirlo parlare strozzato dall’ansia e dall’angoscia.
«Marco ho fatto tutto questo per te, non per lui … Credimi, pensavo ti sarebbe piaciu…»
Non potei farlo soffrire ancora e mi lanciai verso di lui. Lo strinsi per le spalle e lo tirai di forza su in piedi, mi guardò con due occhioni sconsolati, ancora un attimo e credo sarebbe scoppiato a piangere. I capelli fradici di sudore, il volto tumefatto per lo sforzo, le labbra ancora impastate di saliva e forse anche di sperma. Così ridotto era irresistibile. Gli strinsi stretto la testa tra le mani e costrinsi quel suo visino tutto congestionato a subire l’ulteriore violenza della mia lingua e dei miei baci. Succhiavo le labbra, leccavo le guancie, lo baciavo delicato sugli occhi, esploraravo la bocca alla ricerca del residuo sapore di Alessandro. E lui come sempre s’abbandonò inerme come fa un micetto quando subisce le pulizie di mamma gatta.
Lo adoravo. Me lo sarei scopato in tutti i modi possibili ma pensai che forse era meglio andarci piano col suo culo. L’avevo sverginato appena il giorno prima ed ero stato fin troppo rude e violento, adesso dovevo dargli tregua. Ma lo stesso, dopo averlo visto all’opera assieme al suo amico, volevo riaffermare che lui era mio, era solo mio e di nessun altro.
«Marco prendimi, prendimi ancora …»
«Ma Luca, non so … l’abbiamo fatto ieri … Ti farà mal…»
«Sono a posto, Marco prendimi ti prego»
E mentre parlava non smetteva di molestarmi con le mani il pisello per farlo ritornare sull’attenti.
«Marco dai lo voglio … Lo voglio dentro di me … Dammelo ti prego»
Lo alzi per le chiappe tirandolo a me e lui prontamente allacciò le gambe intorno alla mia schiena. Adesso sentivo sul ventre il duro cilindro della sua erezione mentre il mio cazzo affondava tra le sue palle e il suo culo.
«Marco … Io sono tuo, voglio essere tuo per sempre … E tu sei mio Marco»
Si inginocchiò a lubrificare per bene con la saliva il mio pisello, si rialzò di nuovo:
«E adesso infila il tuo cazzo dentro di me»
Con uno strattone Luca mi condusse verso quella specie di tavolo dove si era già accomodato Alessandro, vi si distese sopra a pancia in alto. Io lo presi per le caviglie allargando e sollevando le sue gambe. Posai il cazzo sul buchetto e lo spinsi dentro. Diversamente da come temevo riuscì ad entrare più facilmente della prima volta, e anche Luca sembrò accoglierlo con meno sofferenza. Iniziai a possederlo morbidamente, con molta dolcezza, senza nessuna fretta o violenza. Lui mi tirò a se e mi tenne stretto fino a poter unire le nostre lingue. Eravamo così intrecciati uno nell’altro che potevo distintamente percepire anche il più piccolo fremito, il più lieve tremolio del suo corpo. Imparai a godere nel sentire prima che il mio il suo di piacere, imparai a modulare il ritmo e la forza delle mie spinte in accordo con le sue reazioni, con ogni vibrazione dei suoi muscoli. Il giorno prima Luca era stato inculato e sverginato a casa sua, nel suo letto. Io e lui avevamo scopato. Adesso nell’afosa penombra di una cabina al mare, io e Luca stavamo facendo l’amore, fondevamo in un unico essere i nostri corpi e le nostre anime.
Pur rimanendo avvolto nella cintura della sue braccia mi staccai con decisione dalla sua bocca, non era un abbandono ma l’affannata ricerca di spazio per impugnare la sua erezione. Finalmente raggiunsi la giusta armonia tra il ritmo della penetrazione nel suo culo e il movimento della mano sul suo cazzo. Il nostro resipro e il nostro cuore trovarono l’unisono e poi, insieme, liberammo il nostro comune piacere.
Lasciammo la cabina e tornammo verso la riva. Tutti e tre assieme giocammo annoiati a carte fino a quando Luca e Alessandro non preferirono l’allegria di un ultimo bagno in mare. Prima di tornare in città, per chiudere in bellezza, ci sedemmo al tavolo di un bar carino del lungomare. Eravamo mollemente rilassati con adosso quel torpore esausto che investe le membra dopo una giornata di Sole e di mare. Alessandro e Luca commentavano un qualche videogioco da poco uscito, io sorseggiavo silenzioso una specie di aperitivo. Ripensando a tutta quella gita considerai che in qualche modo ognuno di noi poteva dirsi soddisfatto: io e Luca ci avevamo dato dentro alla grande e Alessandro aveva ricevuto la sega che desiderava e poi il regalo di un inaspettato pompino. Ma non era stata un’orgia collettiva, solo io e Luca avevamo condiviso tutto fin dall’inizio, Alessandro era stata una semplice comparsa, attore messo in scena solo per soddisfare i nostri perversi desideri.
Ma perchè tutto questo, perché io e Luca dovevamo arrivare a tanto? In realtà a spingerci verso questa strada non fu una scelta consapevole, ma gli impulsi profondi del nostro subconscio. L’incontro tra me e quel ragazzino aveva scatenato in entrambi forze talmente potenti che potevano travolgere chiunque avesse avuto la sfortuna di starci vicino. Per Alessandro quello era solo l’inizio . E il giorno dopo avrei rivisto Erika …

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