Diversamente uguali – 28

«Oggi, 26 giugno, avanti a me, ufficiale dello stato civile del Comune di Milano, sono personalmente comparsi  i signori Marco Boscolo e Stefano Romagnoli , i quali – alla presenza dei due testimoni Anna Martini e Paola Di Gennaro- mi dichiarano quanto segue:
di avere formulato a questo ufficio la richiesta di rendere la dichiarazione costitutiva dell’unione civile tra persone dello stesso sesso;
di confermare di non essere in alcuna delle condizioni di cui all’articolo 1, comma 4, della legge 20 maggio 2016 n, 76;
di essere consapevoli dei diritti, dei doveri e degli obblighi che derivano dalla costituzione dell’unione civile, ai sensi dei commi 11 e 12 dell’articolo 1 della legge n. 76/2016, di cui ho letto il contenuto;
di costituire, mediante la presente dichiarazione, l’unione civile tra di loro.
Il presente verbale, al quale allego il verbale della richiesta, viene letto ai dichiaranti i quali, insieme con me ed i testimoni, lo sottoscrivono».

I due ragazzi erano visibilmente emozionati. Vestiti uguali, con un elegante vestito nero e la camicia bianca, papillon nero e cappello a cilindro a simboleggiare l’estrema importanza del momento. Pure il consigliere comunale chiamato a condurre il rito, con tanto di fascia tricolore, sembrava emozionato per ciò che stava accadendo in quella sala ornata a festa. I due giovani ragazzi avevano gli occhi lucidi e si tennero la mano durante tutta la cerimonia.

«Marco Boscolo, vuoi tu unirti civilmente con il qui presente Stefano Romagnoli?» «Si»

«Stefano Romagnoli, vuoi tu unirti civilmente con il qui presente Marco Boscolo?» «Si»

«I testimoni hanno sentito?» «Si… Si…»

«bene… in nome della legge vi dichiaro uniti civilmente!». Partì un sonoro applauso che accompagno un emozionato ed emozionante bacio tra i due giovani innamorati. Seguì lo scambio degli anelli tra le lacrime di Marco e Stefano che non riuscirono più a tenere l’emozione.

Stefano, ad un certo punto ed inaspettatamente, chiese al consigliere comunale se poteva prendere la parola. Prese dal taschino un fogliettino e, tremante, prese la mano del suo compagno e incominciò a leggere.

«Amore mio. Mi sento fortunato. Si, fortunato nell’averti conosciuto e nell’aver potuto crescere insieme a te. Sembra passata un’eternità da quando alle elementari vedevo un bambino della classe affianco, carino ma timidissimo, passarmi davanti nei corridoi e negli intervalli. Ricordo che provavo una grande voglia di creare con te un’amicizia. E ci riuscii. Complici anche i nostri giochi del computer, ci siamo avvicinati e non ci siamo più allontanati. Ho avuto la fortuna di passare con te il terribile periodo dell’adolescenza. La vita di un adolescente omosessuale, infatti, non è facile. Non è facile perché vorresti sia facile. Vorresti poter essere te stesso, vorresti parlare liberamente anche con semplici conoscenti del proprio ragazzo, senza che sia il caso che dica ‘ah comunque sono gay’, bisogna far attenzione ad ogni singola parola che esce dalla bocca perché un semplice ‘guarda che gnocco quello’ potrebbe costarti la reputazione a scuola. Devi far attenzione quando ne parli ad un amico che sa di te e all’improvviso si avvivina chi non sa quindi sei costretto a cambiare discorso o ad abbassare il tono di voce.
Vorresti pubblicare sui social foto col proprio ragazzo tranquillamente, come le normali coppie etero e invece sei costretto a ‘nasconderti’ e a ‘essere te stesso’ solo su qualche social network segreto.
Vorresti tanto poter camminare mano nella mano con il tuo ragazzo nel tuo paese di merda, ma appunto è di merda.
Vorresti tanto avere il coraggio di uscir allo scoperto per evitare tutto ciò e avere ciò che si desidera ma la società non te lo permette.
La società ci fa confondere, ci fa credere che il giusto orientamento sia solo quello etero, la tipica famiglia composta da Mamma e papà. Noi due, grazie a dio, abbiamo trovato il coraggio di accettarci, di rivelarci e di scoprirci e di innamorarci.

Io non mi vergogno affatto della mia bisessualità. Ho sempre saputo di essere nato diverso, se cosi volete definirmi, ma questa resta comunque una  convinzione della società malata nel non vedere che anche due individui dello stesso sesso, dello stesso membro possono amarsi. Perché dovrei vergognarmi di essere ciò che sono? Perché dovrei sentirmi estraneo a tutto il resto? No, non mi vergogno affatto di essere bisessuale, non mi vergogno nemmeno di saper provare sentimenti e non mi vergogno di AMARE TE.

Oggi, finalmente, coroniamo il nostro sogno di essere riconosciuti ufficialmente anche dallo stato. Sappiamo tuttavia che il nostro percorso di vita è soltanto all’inizio. Ancora molto dovremo affrontare ma mi rassicura il fatto di poterlo affrontare affianco a te. TI AMO VITA MIA!».

Le lacrime di Marco ormai scendevano libere nel suo viso. Un grande applauso contornò quello stupendo momento romantico. Stefano, con quella sua lettera aveva fatto centro.

Tutti uscirono dalla sala del comune per andare a festeggiare quella nuova unione che era ormai nata e che sugellava un’amore autentico e sincero tra due ragazzi perfettamente normali e uguali a tutti gli altri. Un amore del tutto naturale che durava da una vita e che avrebbe continuato, tra alti e bassi e tra gioie e dolori, ancora per tutto il resto della loro vita.

 

FINE

lookingfortheman: “ I love weddings !!! There is love everywhere and good feelings :) ”

Diversamente uguali – 27

«Buongiorno amore!» Marco salutò Stefano che, appena svegliatosi, era appena uscito dalla camera ancora in mutande e maglietta. «Buongiorno Amo!!» Stefano ricambiò il saluto e se ne andò in bagno. Dopo qualche minuto raggiunse marco in cucina. Era passato ormai quasi un anno dall’incidente stradale di Stefano. Marco, dopo qualche tempo, aveva deciso di dare un’altra possibilità a Stefano e da qualche mese erano tornati pure a vivere insieme. Il loro rapporto sembrava migliorare di giorno in giorno ed entrambi sembravano aver trovato serenità.

«Auguri Amo!» disse Stefano, abbracciandolo da dietro e baciandolo sul collo. Marco sorrise. «Ah te ne sei ricordato!» «come posso dimenticarmi del compleanno del mio amore?» «Grazie!». I due ragazzi si unirono in un dolce bacio.

«aspettami qui! vado a prenderti il tuo regalo!» disse stefano prima di andare nell’altra camera. Tornò in cucina con una grossa busta porta documenti, con un grosso fiocco rosso sopra. «Auguri!» disse consegnandoli la busta. Marco la prese non capendo cosa potesse contenere.  «Grazie ma… cos’è??» «aprilo!». Marco aprì il lembo della busta e ne tirò fuori dei fogli. Lesse.

«Richiesta di costituzione di unione civile. I sottoscritti Stefano Romagnoli e Marco Boscolo richiedono di procedere alla costituzione di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, ai sensi dell’art.1, comma 2 della legge 20 maggio 2016, n. 76… ma… che vuol dire?» chiese Marco, alzando gli occhi dal documento che stava leggendo. «Ci tenevi tanto no?» «si, ma…pensavo che tu non fossi molto convinto…» «Si ma per te è importante… e allora è importante anche per me! …mi sono già informato su tutto. Devi solo firmare questo modulo. Per il resto ci penso io. Vedi? l’ho già compilato con tutti i nostri dati. Basterà che lo portiamo all’ufficio anagrafe e dopo qualche giorno ci chiameranno per concordare la data della cerimonia». A Marco gli si illuminarono gli occhi dalla felicità. «Grazie Amore! E’ il regalo più bello che avresti potuto farmi!» «Ah dimenticavo! leggi la prima riga della seconda pagina!». Marco girò il foglio e continuò a leggere. «Le parti dichiarano di voler assumere il cognome comune “Boscolo”. Inoltre, il sig. Stefano Romagnoli dichiara di voler postporre al proprio cognome il cognome comune. …ma… vuoi prendere il mio cognome?» chiese Marco felicemente confuso. «certo! così sarò, per sempre, solo e soltanto tuo!» rispose Stefano con un dolce sorriso.

A quelle parole Marco non resistette più ed all’improvviso lo baciò saltandogli letteralmente addosso.Stefano schiuse le sue labbra per permettere alle loro lingue di incontrarsi. Con delicatezza i due amanti si spostarono sul divano. Marco interruppe il loro bacio e gettò stefano sul divano ed incominciò a baciarlo dietro il collo. Lentamente scese fino ad arrivare ai capezzoli ed incominciò a leccarli con la lingua voluttuosa. Sotto i suoi colpi esperti diventarono subito duri. Anche i loro piselli diventarono subito come il marmo, premendo dentro le loro mutande. Marco scese ancora più giù e liberò l’uccello del compagno che svettò in tutta la sua lunghezza. Stefano non fece in tempo a dire niente che subito sentì le labbra e la singua del suo ragazzo bagnare il suo glande per poi scendere giù di poco per ingoiare una parte del pisello. Marco non lasciò la presa continuando a lavorare di bocca fino a dove riusciva ad ingoiare. Stefano sentiva il suo uccello pulsare ogni volta che la  lingua di Marco inumidiva o esplorava il perimetro della cappella, e gemeva di piacere tanto che pensava di essere sul punto di venire. La foga che metteva nel leccare e il piacere che mi provocava scatenavano una serie di brividi che Stefano poteva avvertire in ogni centimetro del suo corpo, tant’è che gli prese la testa per i capelli nel tentativo di regolare un po’ di quell’impeto Nel frattempo con un dito Marco iniziò a solleticare il buchetto di Stefano che era quasi arrivato al  momento di massimo godimento. Se lo sentiva. Marco  continuava a pompare finchè il suo ragazzo venne copiosamente, percorso da una serie di scosse di piacere: una sensazione indescrivibile. Marco, a quel punto, lo fece alzare e girare di schiena. Gli divaricò bene le gambe scoprendo il suo bel culo. Comincio a leccare e baciare il suo buchetto voglioso, battendo con la lingua sul buchetto. Stefano era eccitato al massimo ed il suo cazzo tornò presto in tiro. Marco continuò ad accarezzargli le gambe, le palle e il pisello e la cosa rendeva sembrava eccitare parecchio Stefano. Si vedeva dalla sua faccia. Marco, a quel punto, prese da un cassetto della credenza a fianco del divano il lubrificante a base acquosa e se lo corsparse sul pisello. Cominciò ad umidire ed entrare con un dito nel suo buchetto. Fece scorrere il dito su e giù per poi inserire due dita e comincio a stantuffare ruotando le dita nel suo culo. Stefano cominciò a gemere di piacere e rimase nella posizione allargandosi le chiappe con le mani. Marco prese il suo pisello in mano e lo appoggiò al suo buchetto ben lubrificato e cominciò a fare entrare lentamente la cappella, spingendolo e facendolo scivolare tutto dentro. Il buco di Stefano era ormai abituato a quell’ospite dentro di se e lo accolse con piacere e senza particolari ostacoli. Marco cominciò a muoversi su e giù sempre più velocemente. Cominciò a stantuffare sempre più velocemente. Stefano stava per venire un’altra volta quando Marco aumentò il ritmo della scopata. Raggiunsero l’orgasmo in simultanea a urlando tutti e due. Marco si sedette sfinito sul divano e Stefano gli andò davanti, gli alzò la testa e lo baciò.

«Ma guarda come siamo sporchi…non credi che dovremmo fare una doccia?» disse a quel punto Stefano. Marco sorrise «credo proprio di si»

Confessioni – Io, la mia ragazza e il mio migliore amico

Sono Marco, ho 26 anni e da 5 anni sto insieme a Ilenia. Sono molto innamorato di lei, ma ultimamente mi sono accorto che c’è qualcosa che non va. E’ un pò più fredda e distaccata del solito e anche quando facciamo l’amore ho la sensazione che pensi ad altro. Ho notato, in particolare, che ultimamente guardi un pò troppo Thomas, il mio migliore amico. Non so come poter gestire la cosa… sono un pò preoccupato… mi fido molto di Ilenia ed anche di Thomas… ma bho… ho una sensazione strana. Ho una gran paura di perdere entrambi e di star male.


Mi chiamo Thomas, ho 26 anni e sono single da 2 anni ormai. Sono molto legato a Marco, il mio migliore amico e non gli farei mai niente che lo potesse ferire o cose del genere. Ultimamente però ho notato che la sua ragazza Ilaria mi guarda un pò troppo con occhi diversi… Sembra quasi che ogni tanto ci provi… spero di sbagliarmi…forse dovrei parlargliene a Marco… Non so… Anche se… un pò Ilenia mi eccita… l’ho sempre trovata figa ma non ho mai pensato a nulla… è la ragazza del mio migliore amico!! anche se, due botte gliele darei…. Ma che sto dicendo!!! basta… ho deciso… parlerò a Marco!!


Marco e Thomas erano amici dalla nascita. Condividevano tutto, esperienze e non.  Andavano insieme anche in palestra, tre volte alla settimana. Proprio come quel giorno. Anche se stranamente non si erano rivolti la parola per tutto l’allenamento. Alla fine degli esercizi andarono a farsi la doccia insieme negli spogliatoi della palestra. Mentre erano sotto la doccia uno di fianco all’altro, Marco finalmente trovò il coraggio di parare all’amico.
«hey, Thom… » «si?…» «sai…ultimamente con Ilenia non va proprio benissimo» gli disse sottovoce Marco mentre si insaponavano.
«cosa c’è che non va?»
«Bha…non so in realtà…non so spiegarlo… è strana…»
«Strana? in che senso?» «nel senso che ultimamente è strana… pensierosa, un pò distaccata… e ho la sensazione che pensi ad altro anche quando facciamo l’amore…come se fosse rapita da qualcun’altro…»
«pensi che ti stia tradendo? »
«No, non penso! Ilenia non è un tipo da corna… però la conosco bene… penso che abbia qualcun altro nella testa…»
«sospetti di qualcuno?»
«forse….»
«anche io….». I due si guardanoro negli occhi capendosi al volo.
«tranquillo…non ti farei mai una cosa del genere» lo tranquillizzò Thomas.
«penso che nemmeno Ilenia o farebbe… »
«allora puoi stare tranquillo…no??»
«non lo so… è come se ti desiderasse…. meno male che non ha mai visto quest’uccellone qui, altrimenti sarei così cornuto da non passare dalle porte!!» disse Marco in modo scherzoso, per sdrammatizzare, afferrando l’uccello dell’amico che effettivamente era bello grosso. I due erano soliti ridere e scherzare in quel modo. C’era grande complicità tra i due.
«Lasciami!… ». Marco lasciò subito la presa. «che coglione che sei… e comunque per tua fortuna non me l’ha mai visto… mi cadrebbe ai piedi all’istante… o meglio… cadrebbe in ginocchio!» rispose Thomas, illudendo alla posizione più comoda per un pompino.
«che cretino… comunque te l’ho mai detto che fa dei pompini da paura??» «veramente?? wow… guard che se continui così mi fai venir una certa voglia!»
«la stessa che c’ha già lei…»
«gia…»
I due amici si fecero ad un tratto silenziosi per un attimo.
«ed ora che cosa hai in tenzione di fare?» chiese Thomas ancora da sotto l’acqua.
«non ne sono ancora certo, ma forse ho un’idea…» rispose Marco chiudendo il rubinetto della doccia.


 

Mi chiamo Ilenia, ho 26 anni e da 5 sto insieme a Marco. Siamo una coppia ben composta, io bionda e formosa, con un culo alla Jennifer Lopez alto e sodo che è sempre stato il mio punto forte, lui alto e muscoloso grazie alla palestra, con gli occhi e i capelli scuri. Proprio un gran bel ragazzo.

Ultimamente però facevo strani pensieri su Thomas, il miglior amico del mio ragazzo. E’ davvero un figo  pazzesco…Alto, fisico palestrato, biondo, labbra carnose, occhi verdi……io ci ho sempre fantasticato su, anche se non senza un certo senso di colpa. Sono davvero innamorato del mio ragazzo e quindi non lo avrei mai tradito.

Quella sera avevamo organizzato una serata in discoteca,e siccome eravamo sotto Natale, molti dei nostri amici erano via in vacanza. Solo Thomas era rimasto in città.
Ad ogni modo decidemmo di uscire noi tre, tanto lo avevamo fatto tante volte e Thomas non si è mai sentito a disagio. Così dopo una birra al bar sotto casa incominciammo a discutere sul locale dove passare la serata.
Decidemmo per una discoteca poco lontana e partimmo in auto. Mentre guidava, il mio ragazzo iniziò a frugarmi con la mano sotto la gonna…

io ero sorpresa…
insomma Thomas era dietro e poteva vederci! Con mio grande stupore Marco disse a voce alta «Piccola, ma come sei bagnata…viene voglia di asciugartela a forza di leccate… Thomas cosa dici tu? cosa le faresti?» e Thomas rispose «con quelle tette che si ritrova …ci affonderei la faccia io… lo sai che la tua ragazza mi attizza come poche…» io ero incredula e eccitata e senza neanche rendermene conto spinsi la sua mano forte dentro la mia figa bagnata e eccitata, ansimando e emettendo gemiti di godimento.

Thomas da dietro mi spiava e mi sussurrava nell’orecchio  «si…godi, godi vedrai cosa ti combiniamo stasera tesoro» le sue labbra che mi sfioravano l’orecchio e quelle parole mi fecero rabbrividire tutta.
Poi Marco tolse la mano e disse «eccoci arrivati ragazzi» io ancora intontita e sconvolta mi risistemai il tanga fradicio e la gonna, e quando guardai fuori vidi che non eravamo affatto arrivati alla discoteca ma ci ritrovavamo all’entrata di un Motel a 5 stelle. Allora dissi con tono scherzoso in modo da stemperare il mio (certo non il loro) imbarazzo «ah…avevate architettato tutto vigliacchi?» e Marco  «tu non sai da quanto tempo desideravamo organizzare questa serata…». Il mio cervello mi ripeteva “digli di no, è una cosa da non fare” ma la mia voglia era più forte….il cuore mi batteva forte di eccitazione e paura.

Entrammo alla suite del motel che avevano preparato.
Ebbi un brivido quando Thomas chiuse la porta a chiave, mi prese per i polsi e mi spinse contro il muro. Mi guardò con uno sguardo carico di brama e mi baciò il collo con ferocia quasi animale. Marco un pò seccato disse «Oh,ragazzi ma così mi escludete cazzo!» Allora Tommy mi si stacco da dosso « hai ragione scusa…ma io non resisto…guarda comè sexy…dai spogliamola e buttiamola in vasca!». Si stava riferendo alla enorme vasca idromassaggio che si trovava nel centro della stanza, contornata da specchi e candele.

Marco incominciò a slacciarmi la camicetta con calma e sussurandomi  «lo sapevo che ci saresti stata piccola porcella…thomas temeva che ti rifiutassi». Io risposi «dio ,voi stasera mi farete morire» , intanto Tommy si spogliava di fretta,  sfilandosi la maglia mostrò tutta la possenza del suo fisico statuario e abbronzato… non riuscivo a staccarli gli occhi di dosso.

Poi lanciai un occhiata al suo membro che sembrava esplodergli nei pantaloni… mi morsi le labbra vogliosa…era ben dotato…senza dubbio! Marco mi stava sfilando le autoreggenti lentamente, lui era fatto così andava piano per farmi morire di desiderio, mentre Thomas invece era così irruento e impaziente… incominciò a baciarmi il seno mentre il suo amico mi stava ancora spogliando.
Poi Thomas mi prese in braccio come una sposa e mi portò nella vasca . Entrammo in vasca tutti insieme,e mentre Marco mi leccava il collo e la schiena Tommy mi succhiava i capezzoli turgidi e rossi. Iniziai a ansimare perdendo tutte le mie inibizioni. sentii una mano sotto l’acqua che si infilava piano tra le mie cosce, e non capii di chi fosse, ma neanche me ne importò. Sentii le dita aprirmi bene le labbra della mia fighetta e poi due dita che si infilarono piano dentro, poi fino in fondo con un solo colpo facendomi sobbalzare.

«Portatemi sul letto…ho voglia… vi prego» dissi quasi supplicandoli.
Ci avvolgemmo negli accappatoi e ci trasferimmo ancora fradici sull’enorme letto. Mi misero supina e Marco incominciò a leccarmela, mi stuzzicava il clitoride gonfio e voglioso con la punta della lingua facendola andare vorticosamente su e giù. Poi passando la lingua per tutta la fessura e penetrandola… provai un piacere forte. Marco la sa leccare come pochi in circolazione…mi ritrovai di fronte Tommy …(o meglio il suo enorme membro) davanti alla bocca ,ingolosita da quella visuale. Mi misi a leccargli la capella gonfia e sentii Thomas gemere di piacere «aahhh…. si cazzo così…aveva ragione il tuo moroso che sei formidabile…»

non ce la facevo più ero sull’orlo dell’orgasmo quando Marco, che se ne era accorto , smise di colpo e crudelmente il suo lavoro perfetto.

«no no.. torna.. » gridai io, ma capii dopo che Marco voleva guardare…guardare la sua ragazza così buona e santerellina prendersi in bocca il cazzo del suo amico! «Dai fagli vedere di cosa sei capace amore…» io non mi feci certo pregare ,e incitata da queste parole iniziai a leccare lungo tutta l’asta del cazzo di Tommy, succhiandogli poi piano la cappella e poi affondando il suo possente arnese fra le mie labbra fino in gola, poi tornavo a tormentarlo stuzzicandogli il prepuzio con la punta della lingua….sentivo la sua cappella pulsare fra le mie labbra golose.

Per lavorare meglio feci sdraiare Thomas sulla schiena e mentre glielo leccavo ancora e ancora mi misi a 90 dando il culo fradicio di desiderio in faccia al mio ragazzo. mentre Thomas godeva e mi diceva con la voce rauca «si…succhiamelo così …» Marco incominciò a stuzzicarmi il buco del culo con la lingua e con le dita…dio se avevo voglia!! Sentii il suo dito passare sulla vulva in modo da magnarsi bene e poi massaggiarmi piano l’ano, poi sentii la sua cappella premere…mi staccai dal cazzo di Thomas….però, aveva una bella resistenza il ragazzo!

«Guarda Tommy, guarda come si incula una bella figa…!» disse Marco e così dicendo mi entrò piano dentro…poi con un solo colpo entrò tutto e io gridai, di dolore e di piacere contemporaneamente …. Guardai Tommy che mi fissava…i suoi occhi erano eccitati all’inverosimile…
mi fissavano vogliosi e arroganti…..sentii marco che mi sollevava tenendomi per le coscie e si alzava in piedi ,ancora dentro di me, Thomas si avvicinò, sentivo la figa che mi faceva male da quanto avevo voglia e dissi quasi senza rendermene conto «scopami thomas!! mettimelo dentro ti prego ti prego!»  lui non se lo fece ripetere due volte,e infilò con due soli colpi il suo possente cazzo nella mia figa bagnata fradicia…Urlai….Poi sentii che questo aveva eccitato parecchio Marco, dietro di me, che ricominciò a spingere…mi sembrava di spaccarmi a metà, più gridavo più i due spingevano forte…ma poi mi piaque…e ogni spinta era come un’estasi…finchè venni urlando come non ero mai venuta.

Loro vennero quasi nello stesso istante, perchè si vede che le mie grida di godimento erano davvero troppo per la loro resistenza. Ci accasciammo tutti e tre sul letto e ci addormentammo.


Io e Ilenia siamo ancora insieme. Ora non ho più paura di nulla. Spesso ripetiamo quell’incontro a tre. Anzi…si può dire che ormai il nostro è un rapporto a tre. Tant’è che Thomas è venuto a convivere con noi. Non pensate così… Io amo Ilenia e Ilenia ama me. Punto. Thomas di tanto in tanto ha anche qualche altra ragazza. Ma noi tre ci completiamo. Siamo una unica cosa. Tutti e tre abbiamo bisogno degli altri due per star bene. Ed è così. Punto. chissenefrega di quel che pensa la gente.

L’importante è che siamo felici noi…e fidatevi…. siamo molto felici!!

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Diversamente uguali – 26

Dopo qualche giorno di terapia intensiva, Stefano finalmente migliorò visibilmente. Ora era totamente coscente e pian piano stava recuperando. Permisero anche a qualche visitatore di entrare nella sua stanza e stare un po con lui, ma dovevano entrare solo poche persone alla volta e non per molto tempo. Non doveva affaticarsi viste le sue condizioni. Marco però non trovò subito il coraggio di entrare a salutarlo. Rimase tutto il tempo in ospedale per sapere delle sue condizioni e non voleva tornare a casa, ma quella porta non riusciva proprio a varcarla, finchè un giorno un cugino che era appena stato dentro a fargli visita gli fece cambiare idea. «ehi, Marco… non fa che chiedere di te! Vai almeno a salutarlo! so che ci tieni tanto anche tu… almeno un saluto!».

Si decise ed entrò. Da solo. Appena varcata la porta della stanza si accorse che Stefano stava riposando ad occhi chiusi. Aveva enormi fasciature  ovunque ed una grossa benda che gli fasciava la testa. Si avvicinò al letto e gli toccò un braccio. Prontamente Stefano aprì gli occhi e lo guardò. «Marco!» i suoi occhi si illuminarono dalla gioia. «mi hai fatto prendere uno spavento! Ma cosa hai combinato?» chiese Marco rimanendo con un tono molto freddo e distaccato. Stefano non rispose ed abbassò lo sguardo. «e poi… mi vuoi spiegare da quando hai incominciato a bere?? sei stato proprio un coglione…» «…lo so. Quella sera stavo troppo male e ho deciso di sfogarmi bevendo. Lo so che ho fatto una cazzata… ma il fatto è che non ce la faccio più…» «a fare che?» «a stare senza di te!! Mi manchi ogni giorno di più!! non so più come fare…» ed in quel momento a Stefano incomincò a scendergli qualche lacrima sul viso. «vabbè… forse è meglio che esca…» «Aspetta!!». Marco si fermò e si voltò verso di lui. «che c’è?» «volevo dirti che mi ha fatto piacere che sei venuto a trovarmi…» «veramente sono qui dal giorno dell’incidente..». stefano lo guardò con gioia. «veramente? ma allora mi ami ancora?» ma Marco non rispose ed uscì chiudendosi la porta alle proprie spalle.

Quella sera Marco cedette alle pressioni dei parenti di Stefano e ritornò a casa a mangiare, farsi una doccia e a dormire qualche ora. Tornò in ospedale il giorno seguente e ricevette la notizia che Stefano era stava nettamente migliorando e che ora riusciva pure a scendere dal letto e fare qualche passo. Tornò a fargli visita in stanza ma si trattenne per poco, senza dirgli niente di importante.

Era intento a pensare su di Stefano e sulla loro storia quando, ad un tratto, si sentì toccare una spalla. Si voltò. Era Maria, la madre di Stefano. «Hei stefano. Sto andando a prendere un caffè al bar. tu lo vuoi?» «No, grazie Maria… preferisco di no…» rispose cortesemente Marco. La signora fece per andarsene, ma poi ebbe un ripensamento e si rivoltò verso il ragazzo. «sai?  mi dispiace tanto di quello che è successo… ci sono rimasta male anche io» «già…purtroppo è finita così…» «senti Marco,  Io conosco mio figlio. E’ un deficente e ha fatto tantissime stronzate nella sua vita. Forse questa è la più grossa che ha combinato. Ma fidati… ci sta veramente male per quello che è successo… prova a dargli una possibilità!» «non è così semplice…» «so benissimo che non è semplice… ma fallo almeno per te stesso!». Marco la guardò stupito. «per me stesso??» «certo! …ma ti sei visto? sei stato il primo a raggiungere l’ospedale il giorno dell’incidente e sei qui piantato  da giorni e notti senza mai un attimo di pausa… Si vede lontano un miglio che lo ami ancora. Prova a ricordarti per un attimo di quello che hai provato la notte dell’incidente mentre correvi qui… forse così riuscirai a capire cosa devi fare…». Marco la guardò con gli occhi lucidi. «ascolta il tuo cuore e tutto sarà più semplice» concluse la mamma di stefano prima di allontanarsi verso il fondo del corridoio.

Passarono pochi minuti e Marco si decise a rientrare nella staanza di Stefano. Lo trovò seduto al bordo del letto nell’intento di sistemare il suo comodino ricolmo di roba. «ah ciao Marco…» lo salutò vedendolo arrivare. «Si» disse Marco deciso. «si cosa?» chiese Stefano non capendo a cosa si riferisse. «la domanda che mi hai fatto ieri mentre uscivo… bhe, si.. nonostante tutto… ti amo ancora…». Sul viso di Stefano comparì un sorriso. «però.. non è facile… il dolore è troppo forte…». Stefano abbassò la testa «lo so… e mi dispiace» «…devi darmi tempo… devi avere pazienza… ricominciamo da capo… piano piano… un passo alla volta» «va bene…» «per ora basta che tu sappia che ti amo ancora…» «Marco, per me è tantissimo, credimi! e farò di tutto per riconquistarti…te lo prometto!» rispose infine Stefano.

Marco abbassò lo sguardo e fece per andarsene. «Aspetta!». Marco si fermò e si girò verso il ragazzo. «senti… vorrei andare in bagno… devo fare la pipì e sto scoppiando… non è che mi daresti una mano?». «Ma certo!». Stefano, contento della risposta affermativa, alzò un braccio aspettando di essere aiutato ad alzarsi per andare verso il bagno. Marco si avvicinò al letto, ma superò Stefano che rimase confuso. Poi capì. Marco, infatti, aveva appena premuto il pulsante del campanello per chiamare l’assistenza delle infermiere. Un suono fastidioso cominciò ad invadere tutta la stanza e il corridoio fuori. «Mi raccomando… non farti toccare troppo l’uccello dall’infermiera» lo ammonì Marco mentre, di spalle, abbandonava la stanza.

fraternityrow: “ Fraternity Row | Retrospective | October 2013 ”

Diversamente uguali – 25

«Hei, Marco, ho visto Stefano stamattina». Marco si girò verso la madre quasi infatidito. Erano ormai più di quattro mesi che non lo sentiva ne vedeva ed era convinto di stare lentamente superando il dolore e non voleva per nulla al mondo fare qualcosa che potesse ributtarlo nel vortice della malinconia. E parlare di lui era una di quelle cose. «Non me ne frega nulla» «non vuoi nemmeno sapere come stava?» insistette la mamma. «no» rispose secco. «vabbè…comunque per me non sta per niente bene. E’ dimagrito tantissimo e la sua faccia sembrava quella di uno zombi!» «Ma! ti ho detto che non me ne fotte nulla!» rispose marco, alzando la voce, ancora più infastidito. «Va bene, va bene… calmati…non volevo farti innervosire» «ed invece ci sei riuscita benissimo!» concluse Marco prima di tornarsene in camera sua.

Ogni volta che gli ritornava in mente Stefano era uno strazio ma ormai non piangeva più. “Starà veramente così male?”. Ripensò alle parole della madre e per un attimo gli venne un sentimento di colpa. “Vabbè… se l’è pienamente meritato… quello stronzo!”. Si accese la tv con l’intenzione di distogliersi da quei  suoi pensieri ed incominciò a fare zapping tra i diversi canali. Si fermò a guardare passivamente uno dei soliti telefilm polizieschi quando all’improvviso il suono del suò cellulare lo colse di sorpresa quasi spaventandolo. Prese il cellulare e lesse un numero che non aveva registrato. “chi può essere a quest’ora?”. Rispose.

«Pronto?»

«pronto? parlo con la moglie o la fidanzata di Stefano Romagnoli?». Marco, confuso, ricontrollò il numero sul display. Non era possibile. Era quello di Stefano. Se lo ricordava ancora bene nonostante l’avesse cancellato. Ma che strano. Non era la voce di Stefano dall’altra parte del telefono. «… bhe… cioè… No…» farfugliò Marco non capendo bene con chi stesse parlado. «ah, mi scusi… è che ho letto “Amore mio” e ho pensato…vabbè, comunque… lo conosce?» rispose quella voce sconosciuta, rendendosi conto di stare parlando con una voce maschile e non una voce femminile come pensava. Marco si bloccò per un attimo. “Amore mio? Non l’aveva ancora cancellato dopo tutto quel tempo?” penso. «Si… è il mio ex ragazzo… ma con chi sto parlando, scusi?» «Ah, okey, mi scusi…ho capito…comunque, sono il comandante dei carabinieri Pontiloni. Stefano ha avuto un incidente stradale in corso Albertini. Adesso per telefono non posso spiegare nei dettagli la situazione. Abbiamo anche cercato di contattare i genitori del ragazzo ma senza successo. Volevo comunicarvi che lo stiamo portando presso l’ospedale Santa Maria Claretta. Riuscireste ad avvertire i familiari ed a raggiungerci li?». Marco ormai aveva il cuore in gola. «si-si..c-certo! ci penso io…. in che reparto lo state ricoverando?» «benissimo. Al reparto di medicina generale. Terapia intensiva.» «La ringrazio! arriverò il prima possibile!»

Non appena chusa la telefonta, Marco non attese neanche un secondo. saltò giù dal letto, si vestì con la prima cosa trovata e si precipitò fuori di casa senza neanche il tempo di spiegare alla madre cosa fosse successo. Durante il viaggio verso l’ospedale mille cose gli passarono per la testa. Pregava solo che non gli fosse successo nulla di grave. E il sol pensiero di poterlo perdere per sempre lo terrorizzò a tal punto dal piangere. Riuscì a contattare i genitori di Stefano ed arrivò all’ospedale in un lampo. Subito cercò qualche medico che potesse spiegargli come stesse Stefano.

«Guardi… il ragazzo è stazionario ma non possiamo ancora considerarlo fuori dal pericolo di vita…lo stiamo ancora monitorando. Purtoppo ha parecchie ferite su tutto il corpo ed un grave trauma cranico…stiamo facendo tutto il possibile, mi creda» spiegò il dottore che riuscì a trovare. «si, ma cosa gli è successo??» «ha avuto un grave incidente. La sua auto ha sbandato ed è finito contro un albero ad alta velocità. Il tasso alcolico nel sangue è elevatissimo. Sospettiamo che si sia  messo alla guida ubriaco ed abbia in qualche modo perso il controllo dell’auto. Posso dire che è ancora vivo per miracolo»

Marco non ci poteva credere. Stefano non b. E poieveva quasi mai e non era di certo il tipo da fare queste cazzate. Rimase a fissarlo dalla finestrona della stanza per tutto il tempo, senza andarsene mai. Neanche per mangiare. Non si muoveva di li per nulla al mondo. Rimase li a vegliare e non lo abbandonò neanche per un attimo, finchè, finalmente un dottore non arrivò a rassicurare tutti. «Stefano è fuori pericolo e si sta riprendendo». Alla notizia, Marco scoppiò in un pianto liberatorio.

Diversamente uguali – 24

Marco, quella sera stessa, raccolse tutte le sue cose e se ne andò di casa, deciso ad uscire per sempre anche dalla vita di Stefano. La situazione fu per lui straziante. Durnte tutto il tempo non fece altro che piangere a dirotto a causa del tremendo dolore che sentiva dentro di se. Stefano cercò di scusarsi e rimediare, ma inutilmente. Spiegò a Marco che era stato un errore e che aveva ceduto ad una debolezza, e raccontò che era solo una collega, che non provava nulla per lei e che quella loro “storia” durava da poco. Non faceva altro che supplicarlo di non andarsene, che era stato stupido, che lo amava infintamente e che non poteva vivere senza di lui, ma Marco fù intransigente. Prese tutto quel che era suo e se ne andò sbattendo la porta.

Marco tornò a vivere da sua madre e questo gli provocò una ulteriore sensazione di fallimento. Il primo periodo da quella separazione fu per entrambi terribile. Entrambi non mangiavano più e non dormivano più, Stefano riempì Marco di messaggi e telefonte, a cui lui non rispose.

Nei giorni seguenti, Stefano continuò imperterrito a chiamare Marco per cercare di farsi dare un’altra possibilità. Ma nulla. Marco lasciava il telefono squillare a vuoto. Non aveva intenzione di parlargli. Voleva essere lasciato in pace. Tantissimi furono i messaggini arrivati e cancellati l’istante successivo. Stefano, allora, una sera decise di andare fin sotto casa della mamma di Marco per cercare di avere almeno la possibilità di parlargli un’ultima volta. Arrivò e citofonò. «chi è?» chiese una voce femminile. Stefano riconobbe subito la mamma di Marco. «Signora, la prego, ho bisogno di parlare con suo figlio» «Mi dispiace, Stefano, ma non vuole parlarti» «la prego!». Nessuna risposta. Risuonò «Stefano…forse è meglio che passi un po di tempo… passa fra qualche giorno» «No, io ho bisogno di parlarci adesso!».  ancora nessuna risposta. Silenzio. Risuonò una terza volta, in modo più prolungato. «OUH! HAI FINITO!?! VATTENE O CHIAMO I CARABINIERI!» Finalmente la voce di Marco. «Non mi importa nulla! scendi! ho bisogno di parlarti! Giuro che se non scendi rimango attaccato al citofono per tutta la notte!» «va bene… aspettami li… almeno la finisci con questa pagliacciata»

Dopo qualche minuto lo vide scendere dalle scale dell’androne in tuta e con solo un cappotto a ripararlo dal freddo. «che vuoi…» disse marco con tono incazzato e molto freddo. «ti giuro! non mi importa nulla di Giulia!! Le ho parlato e le ho detto che è stato tutto un errore, che per ci sei solo tu e che amo solo te!… io voglio solo te!» disse Stefano singhiozzando, incominciando a piangere. «Senti…. non mi interessa più niente di te! ora voglio solo dimenticarti ed andare avanti. per me puoi tornare da lei..»  «Ma io non la voglio! Io voglio solo te! Cazzo! Io amo solo te! Non voglio nessun altro!» «bhe… ci dovevi pensare prima…» rispose Marco prima di girarsi ed andarsene senza dire più nulla e lasciando Stefano in lacrime. Una volta tornato in casa, Marco prese il suo cellulare, cercò il numero di Stefano e lo cancellò definitivamente. Posò sul comodino il telefono e poi, dopo qualche attimo, non resistette più e si lasciò andare in un pianto disperato che sembrava non aver fine.

Diverso da chi?

Domenica pomeriggio in un parco acquatico. Ero disteso su di una sdraio cercando di godermi il sole quando noto con la coda dell’occhio uno dei ragazzi che si erano sistemati vicino a me, ritornare dalla zona bar e sedersi affianco agli altri. Aveva penso sui 15 anni (come i suoi compagni di divertimento) ed era chiaramente intuibile dal colore della pelle olivastra la sua probabile origine straniera. Forse marocchina, egiziana o tunisina. Urlavano troppo per poter evitare di sentire i loro discorsi (dal chiaro accento bresciano).

«Ma tu non puoi mangiare il gelato! fai il ramadan!!» lo riprese il suo italianissimo amico nonché vicino di sdraio.
«eh vabbeh! lo mangio lo stesso» rispose il ragazzino, incominciando a scartasi il gelato.
«ahahaha! che musulmano del cazzo che sei!!!» commentò allora il suo amico.
«E alura? anche tu vai a catechismo ma ti fai le seghe!» Lo “chiuse” il ragazzino di origine musulmana.

Questa è la dimostrazione che, in fondo, anche se diversi, siamo un pò tutti uguali. Siamo tutti (come piace dire a me) diversamente uguali! ma che poi… diversi da chi???

Razzisti e intolleranti avete già perso!

Viva la diversità! viva il multiculturalismo! …e viva le seghe e il gelato! (soprattutto se “gustati” in compagnia ;P )

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Diversamente uguali – 23

«Amo, vado a farmi la doccia!» Avvertì Stefano alzandosi dal tavolo dove aveva appena finito di fare colazione con il suo ragazzo. «Posso unirmi a te?» chiese Marco speranzoso, alzando lo sguardo verso Stefano che si stava avviano, in mutande e maglietta, verso il bagno. «Non credo che ce la facciamo, Amo. Tra cinque minuti devi uscire! e poi anche io devo darmi una mossa. Ti ricordi che alle nove ho quell’appuntamento?» «si, me lo ricordo…» rispose Marco sbuffando, visibilmeente deluso. Si alzò, posò la tazza nel lavandino e si dirise verso lo sgabuzzino in cerca delle scarpe. Erano ormai passati due anni da quando aveva deciso di accettare la proposta di Stefano di andare a viverci insieme, ma da qualche mese sentiva che c’era qualcosa che non andava.

Al mattino si svegliava presto, prima di Stefano, colazione e poi a lavoro in tram. Prendere la macchina non gli piaceva in quella città cosi disorganizzata, impazzita dal troppo traffico nelle ore di punta. Rientrava a casa la sera, dopo essersi scambiati infiniti messaggi su whats app per tutto il giorno. Lo trovava in soggiorno seduto in poltrona intento a guardare la tv, bacio, bacini, bacetti, cena, nuovamente tv e poi nanna, insieme nello stesso letto. È così via per tutta la settimana, ma niente sesso. Lo cercava ma nulla, si rifiutava di darglii attenzioni. E pensare che nel primo periodo della convivenza lo facevano minimo tre volte al giorno in qualsiasi posto della casa ed a ogni ora.
Infondo bastava poco, era sempre pronto, gli bastava stare con lui che il pisello iniziava a diventargli duro. D’estate, capitava che girassero entrambi per la casa nudi e che facessero l’amore almeno duo o tre volte al giorno, ma in quell’ultimo periodo le cose erano cambiate.

I momenti di sesso capitavano nei fine settimana quando avevano più tempo libero da passare inseme. Ma durante la settimana i momenti di intimità vera e propria erano rari. La mattina quando Marco si svegliava, lo abbracciava da dietro e lo stuzzicava. Stefano adorava essere svegliato così. Ma il «sei in ritardo!» arrivava quasi sempre come scusa ad interrompere i piani di Marco. Anzi, ultimamente al risveglio gli dava le spalle e non rispondeva neanche al buongiorno.
Passavano il tempo presi dalla monotonia della vita quotidiana, presi dalla convivenza, facevano le solite cose, spesa il fine settimana, shopping, bollette da pagare affitto ecc, ecc.
Per il sesso non c’era più spazio. Marco gli chiedeva almeno un po di coccole, la sera, quando rientrava stanco dal lavoro, ma nulla.
La scusa era sempre la solita, aveva la testa da altre parti, occupata dal lavoro, dai pochi soldi che ci rimanevano dopo aver finito di pagare le bollette e l’affitto di quella casa.
Queste erano le sue giustificazioni ogni volta che affrontavano l’argomento. Marco incominciò ad infastidirsi ed immancabilmente finivano per litigare. Litigi che si susseguivano ormai ogni due o tre giorni durante la settimana.

Quella mattina, però, Marco era di buon umore. Stava infatti progettando una sorpresa per il loro anniversario e nel pomeriggio dopo il lavoro aveva un appuntamento in agenzia di viaggio per programmare una vacanza romantica. Sperava che cambiando un pò aria e rompendo la solita monotonia, le cose potessero migliorare. «Amore Sto uscendo!» urlò Marco per farsi sentire da Stefano che era ancora sotto la doccia. «va bene! buona giornata amore!» rispose Stefano, urlando dal bagno. Marco prese le chiavi di casa ed uscì.

Arrivò a lavoro in leggero ritardo e venne ripreso dal capo che gli ricordò che la puntualità era importante. Ma a lui non importava perchè stava già con la mente in agenzia. A metà mattinata si accorse di avere dimenticato alcuni documenti indispensabili per il lavoro a casa. Fu costretto così a rientrare a casa nella pausa pranzo per rimediare ed evitare di ricevere ulteriori lavate di capo. Non poteva neanche chiamare Stefano per farsele portare perchè era al lavoro.

Verso mezzogiorno tornò a casa di fretta. Doveva correre se voleva fare in tempo. Arrivò alla porta di casa ed inserì la chiave. Si accorse che stranamente la porta non era stata chiusa a chiave. “Stefano si sarà dimenticato di chiuderla. Stasera gliene dico quattro”. Pensò entrando e richiudendo la porta dietro di se. Corse in sala a prendere  documenti lasciati sbadatamente sul tavolo, quand’ecco che sentì strani rumori provenire dalla camera da letto. Il cuore gli si fermò dalla paura. Quatto quatto si avvicinò, cercando di fare meno rumore possibile. Ormai era sicuro. Più si avvicinava, più era certo che qualcuno si trovava nella sua camera da letto. Arrivò all’entrata della stanza dove la porta spalancata lasciava libera la visione dello spettacolo. E lo spettacolo, purtroppo per Marco, non era dei migliori. Sopra il letto, infatti, c’era Stefano, completamente nudo, intento a possedere una ragazza. Giulia. Una sua collega di lavoro.

«Che stronzo!» urlò marco schifato, spaventando i due amanti nel letto che si accorsero della presenza dell’inaspettato intruso e si precipitarono a coprirsi con la prima cosa che potevano trovare. «CAZZO!! amore! aspetta posso spiegarti…» «AMORE UN CAZZO!! MI FAI SCHIFO!!» rispose Marco scappando via dalla stanza e da quella terribile visione che gli stava frantumando il cuore.

Diversamente uguali – 22

La notte stava già per cedere il passo al mattino quando raggiunsero la porta di casa. Nella semioscurità, dovuta alle luminose decorazioni natalizie, le strade erano deserte e silenziose come scenografie teatrali e le pochissime macchine che passavano, uscivano dalle tenebre come fari nella nebbia.
Quando il Marco cercò le chiavi, Stefano fu colpito dall’aria fredda. era inverno, uno di quelli freddi con la neve. Finalmente riuscì ad aprire la porta.
«Sta nevicando!» disse stefano alzando gli occhi al cielo.
Marco lo guardò e sorrise.«Non credo nevichi tutta la notte»
Stefano lo guardò  un po’ curioso «sempre il solito ottimista e…» .
«Se non ti dispiace…» Stefano disse avvicinandosi alla porta e spalancandola. «scusa ma se non ti muovi moriremo ibernati». Salirono fin su, in casa di Marco che ra ancora buia e vuota. Accesero la luce e tutto prese d’improvviso colore. Sulla parete vicina vi era un appendiabiti, sul quale i ragazzi appesero le loro giacche. I due ragazzi si sistemarono tranquilli sul divano abbracciati, cercando di scaldarsi vicendevolmente.  Stettero stretti ed abbracciati a godersi il calore dell’altro. Poi marco corse in cucina a preparare due tazze di te che portò su di un vassoio che posò sul tavolino del salotto davanti al divano.
«Marco, voglio chiederti una cosa… » si prese un attimo di pausa. «Ma sappi che non sarà facile»
«Beh, allora dimmi. Non essere così misterioso!» Iniziò a mordersi il labbro inferiore, cosa che faceva sempre quando era curioso o preoccupato. «Spero che non sia nulla di brutto… »
A Stefano non vennero le parole, non quelle giuste, quindi scosse la testa. Non doveva dirgli niente di brutto, nulla di brutto che riguardasse lui perlomeno, o la loro relazione.
«Vedi…» iniziò cercando di trovare le parole adatte. «I miei vogliono separarsi»
«ah! finalmente qualcosa che riuscirà a distorglierli dal pensare quanto siamo brutti e cattivoni noi due…» rispose marco con un leggero tono ironico. I genitori di Stefano, infatti, non avevano preso bene la scoperta dell’omosessualità del figlio e la sua relazione con Marco. Da quando aveva fatto coming out erano incominciati una serie di problemi che avevano anche rischiato di mettere a dura prova il loro rapporto. E con passare del tempo i suoi genitori avevano incominciato pure ad accusarsi a vicenda di essere la causa della situazione di Stefano. Insomma, dalle loro parti non c’era proprio una bellissima aria.
«Amore, sono serio! » disse, guardandolo un po’ cattivo. Era già abbastanza difficile da dire. «Sono stati dall’avvocato» «scusa… mi dispiace» «Gli ho chiesto di andarmene» aggiunse ad un fiato.
«Cazzo… E dove te ne vai?? possiamo continuare a stare assieme?» chiese Marco con il cuore in gola. Senza il suo ragazzo non saprebbe come vivere, ma Stefano non poteva continuare a stare con uno dei suoi, lo avrebbe distrutto. Tutto questo gli era chiaro.
«Ma certo, scemotto! Non mi faccio mica dividere da te! Gli detto che non ne potevo più e che volevo andare a vivere da solo. Mi hanno detto che potrò prendermi casa una mia. In affitto chiaramente» concluse Stefano. «e ce la farei da solo?» «bhe… con qualche sacrificio e qualche aiuto si… ho già fatto qualche calcolo…»
«Ma è grandioso!» scatto Marco dall’entusiasmo «Così potremo avere più intimità!!» «ecco…Desideravo parlarti proprio riguardo questo argomento» Lo interruppe. Non aveva ancora finito di dare notizie. Gli doveva porre una domanda e aspettava il tempo giusto. Gli aveva anche preparato una sorpresa. Gli voleva chiedere di trasferirsi da lui, ma non sapeva se l’altro avrebbe accettato: aveva una Madre che lo amava e che sarebbe rimasta sola. Ma doveva proporglielo, se lo sentiva.
«Quindi… Vuoi vivere con me?» chiese raccogliendo tutto il suo coraggio.
«Ma sei scemo o cosa?» chiese Marco. «Certo che voglio! Mille volte si!»
Stefano sorrise ampiamente.
Marco gli saltò letteralmente tra le braccia per stringerlo, e l’altro lo baciò. Gli circondò la vita con le mani e lo strinse a se. Le lingue si intrecciarono, cercandosi con desiderio anch’esse. Marco poté sentire il battito del cuore così rassicurante del moro e prese ad affondare le dita nei suoi capelli.
Alla fine Stefano dovette staccarsi da lui con un versetto gutturale, ma lo tenne stretto tra le mani.«Marco, ti amo così tanto!».

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Diversamente uguali – 21

Marco e Stefano stavano insieme da ormai cinque anni, durante le quali avevano approfittato di ogni momento per esplorarsi ed amarsi ed ormai erano una coppia affiatata. Erano pure riusciti a non far scoprire la loro relazione da nessuno. Dopo la  fine del liceo, Marco aveva svolto una serie di piccoli lavoretti precari in attesa di trovare qualcosa di più stabile che gli permettesse di guardare al futuro con più tranquillità. Stefano invece, dopo aver provato per pochi mesi a frequentare l’università ed aver capito che non era fatta per lui, aveva intrapreso una sicura e solida carriera all’interno dell’azienda del padre. I due giovani ragazzi si amavano come il primo giorno e cercavano di conciliare i loro impegni lavorativi con la loro relazione che, seppur bellissima, difficile da tener segreta. Si fidavano ciecamente l’uno dell’altro e quando ne avevano l’occasione, ne approfittavano di passare del tempo per la loro intimità. Come quella sera in cui Marco, approfittando della casa libera di Stefano, era rimasto a dormire a casa del ragazzo. Tanto per i loro genitori ormai era diventata una specie di tradizione.

Quella mattina Marco si svegliò sentendo sotto le coperte leggere il corpo di Stefano contro la sua schiena: il suo ragazzo  gli aveva cinto con il braccio sinistro la vita, il destro gliel’aveva infilato sotto la testa e con il suo torace e la sua vita aveva copiato la sua posizione. Nella luce soffusa della mattina resa ancor più tenue e calda dalle tende marroncine appese alle finestre, Marcosi sentì felice come non mai, amato e stretto dall’unica persona che gli avesse mai fatto battere il cuore. Con la mano destra accarezzò il braccio sinistro di Stefano che lo cingeva, mentre con la sinistra ne cercò il viso dietro la sua nuca: sentiva il suo respiro caldo e confortevole dietro di sè. Gli accarezzò il viso con leggerezza, ma Stefano si svegliò e lo abbracciò forte, appoggiandogli la guancia destra sulla schiena e spostando il braccio destro sotto di lui per cingerlo bene mentre faceva scorrere la mano sinistra su ogni piccolo rigonfiamento dei suoi addominali. Marco gli disse girando un po’ la faccia: «Ciao», «Ciao, bellissimo!» fu la risposta. Si voltò, cingendogli con le gambe le cosce e prendendogli la mano destra nella sua, mentre con la sinistra gli accarezzava il lieve ma netto solco tra i pettorali. Quando l’ebbe faccia a faccia, gli occhi, il naso, i capelli disordinati sul cuscino, le labbra rosa acceso schiuse in un sorriso che faceva sciogliere le calotte polari, lo baciò, teneramente, chiudendo gli occhi e stuzzicandolo timidamente con la lingua, che subito trovò quella di Stefano, invitante ed accogliente. Quando si separarono Marco gli disse: «Oddio non sai quanto ti amo!». Stefano allargò il suo sorriso fino a chiudere gli occhi e poi gli rispose: «No, lo so quanto mi ami, perchè anch’io amo te allo stesso modo». Poi Marco si tirò su col busto e si stiracchiò. Guardò l’orologio sul comodino «Oddio!! Ma che ore sono!! Cazzo, Ste! Ma a che ora hai detto che tornano i tuoi??» «ummm… verso le dieci…» mugugnò stefano ancora sotto le grinfie del sonno. «Cazzo! MA SONO LE NOVE E VENTI!!! su forza alzati! o ci beccheranno in pieno questa volta!!» disse Marco alzandosi velocemente dal letto e mettendosi a cercare le sue mutande, lanciate la sera prima chissà dove nella stanza. Stefano aprì gli occhi lentamente e rimase qualche istante a godersi lo spettacolo del suo ragazzo che stava infilando il sui boxer. «Ste…» lo chiamò ancora una volta mentre afferrava i suoi jeans appesi al bordo di una sedia ed incominciava ad infilarseli. «Si… ho capito…adesso mi alzo…» rispose ancora tutto assonnato. «no… volevo dirti una cosa…». Stefano, colto di sorpresa, aprì completamente gli occhi e si tirò su col busto, mettendosi seduto sul letto. <<dimmi…>>. Marco lo guardò sorridendo. Quanto era bello il suo Stefano. Anche ora, tutto nudo, sul letto e arruffato dal sonno, con solo un leggero lenzuolo che provava, senza riuscirci bene, a coprire le sue parti più proibite. Lo amava più di ogni altra cosa al mondo. «ho preso una decisione…» disse Marco tentennante. Stefano lo guardò sempre più confuso. «quale decisione??» «è un po che ci sto pensando…» «Che cosa???» chiese Stefano ormai impaziente. «…ho deciso che lo dirò a mia madre di me…. e di noi….» confessò Marco finalmente. «ah…meno male… ..mi hai fatto prendere un colpo!!» ribattè Stefano ormai rasserenato. «non ti preoccupa la cosa??» «neanche un po… anzi… fai bene… forse siamo maturi abbastanza per trovare il coraggio per venire fuori…». A sentire le parole del suo ragazzo, Marco si sentì l’uomo più felice del mondo. «toglimi una curiosità…» chiese marco a quel punto. «Che cosa pensavi che ti dicessi??» «pensavo che mi volessi lasciare…» rispose Stefano teneramente. «ma sei matto?? e come potrei rinunciare ad un rompipalle come te?? Mai e poi mai!!». i due ragazzi si guardarono negli occhi sorridendo.

«ora però puoi darti una mossa?? altrimenti il tuo coming out con la tua famiglia sarà più traumatico del previsto!!» disse a quel punto Marco, incitandolo a darsi una mossa. «un attimo!! dammi solo il tempo di trovare le mie mutan…» non riuscì a finire la frase che Marco gli lanciò in faccia il suo paio di boxer neri. «ah eccoli!». E scoppiarono entrambi in una grande risata.

Marco aveva proprio deciso. Quella sera avrebbe affrontato sua madre e gli avrebbe detto tutto. E aveva deciso di farlo durante la cena.

«Mamma!»
«Che c’è?» rispose sua madre con la faccia più innocente del mondo.
«devo parlarti.»
«Che c’è?»
«Sono gay.»
«….»
«Non dici niente?»
«….»
«Bhe?»
«Non mi aspettavo che me lo avresti detto oggi.»
«Che?»
«Me ne ero accorta da un po’ ormai.»
«A sì?»
«Già.»
«E ti va bene?»
«Non deve andare bene a me. Basta che ti senti bene tu.»
«Credo di stare bene.»
«Ok. Stefano è il tuo…ragazzo?»
«…potevi scegliere di meglio…comunque.. vai adesso.»
«Ma..»
«Oh.»
«Grazie.»
Marco si avvicinò a sua Madre e la strinse in un forte abbraccio. «Goditelo perché mi sa che non te ne darò altri per un po’.»
Sua Mamma rispose all’abbraccio stringendolo tra le sue braccia.
«Non lasciare che mai nessuno ti condizioni. Sii sempre libero.»
«Ok Ma. Vado adesso.»
«Va bene.»
Marco corse in camera sua  lasciando sua madre in cucina a sparecchiare.
Si buttò sul letto e aprì whatsapp sul cellulare. Scrisse a Stefano.

<<Ho detto a mia madre che sono gay>>.
<<E che ha fatto?>>
<<Ha detto che se ne era già accorta>>.
<< Grande!! Vedi che tua madre è uno forte?>>
<<Sì, ma in fondo l’ ho sempre saputo>>
<<:)>>
<<Ti amo>>
<<Ti amo anch’io>>

Marco buttò il cellulare sul divano e si mise a piangere. troppo forti le sue emozioni per potersele tenere tutte dentro. Finalmente si era tolto un’enorme peso che aveva sullo stomaco. Pianse. Ma furono lacrime di felicità.

Someone to make lazy mornings a miracle.